La Coppa Davis torna protagonista nella vita di Sinner, dopo la rinuncia annunciata qualche settimana fa e che ha scatenato numerose polemiche.
Il 2025 di Jannik Sinner sta per andare in archivio, e difficilmente poteva essere più intenso di così. Un anno vissuto tra successi e polemiche, tra record infranti e scelte coraggiose che hanno diviso pubblico e critica. Il trionfo al Masters 1000 di Parigi, il ritorno al numero uno del ranking mondiale, la leadership tecnica e mentale mostrata nel circuito: tutto testimonia una crescita vertiginosa che lo ha ormai consacrato tra i più grandi tennisti della sua generazione. Ma anche la “Volpe Rossa” ha dovuto fare i conti con la fatica e con il prezzo del successo.

Dopo la squalifica di inizio anno per il caso Clostebol, Sinner ha saputo rialzarsi con una forza mentale rara, trasformando la delusione in energia competitiva. Tuttavia, la scelta di rinunciare alla Coppa Davis ha lasciato una scia di polemiche. Per alcuni, una decisione pragmatica; per altri, un passo indietro sul piano dell’appartenenza. Quel “no” ha fatto discutere, perché il suo nome è ormai sinonimo di eccellenza nazionale. Ma il tennis moderno impone equilibrio, gestione e lucidità. E proprio a Torino, alla vigilia delle ATP Finals, è arrivata la voce più autorevole del suo team a gettare luce sul futuro: quella di Darren Cahill, il coach australiano che da tre anni guida con mano ferma l’ascesa del campione italiano.
Cahill rassicura: “Amiamo la Coppa Davis, Jannik la giocherà ancora”
In conferenza stampa, Cahill ha tracciato la rotta con chiarezza, spiegando le ragioni delle scelte fatte e anticipando il ritorno di Sinner in Coppa Davis a partire dal 2026. La cosa più facile sarebbe continuare a far giocare Jannik, dato che sta vincendo tanto. Ma se continuiamo a farlo giocare senza pause, questo avrà un costo tra tre o quattro anni – ha detto il tecnico. Le sue parole riflettono una filosofia di lungo periodo, che guarda oltre i trofei immediati. Come allenatori abbiamo molte responsabilità. Una delle più grandi è assicurarci che Jannik sia competitivo e in forma a 28, 29, 30, 31, 32 anni – ha proseguito l’australiano – Il nostro compito è prendere decisioni difficili per dargli la migliore opportunità possibile di arrivarci. Quest’anno abbiamo deciso di saltare la settimana di Davis perché, con lo slittamento di una settimana in avanti del calendario ATP, ne avremo due in più per farlo recuperare, allenare e migliorare.

Poi la precisazione che mette a tacere ogni dubbio: “Non vogliamo che giochi tutto. Questa volta è toccato alla Coppa Davis, ma non sarà sempre così. Amiamo la Coppa Davis. Vogliamo che la giochi il più possibile”. Parole che rassicurano i tifosi azzurri e mostrano una volta di più quanto il progetto costruito intorno a Sinner sia solido, pianificato e pensato per durare nel tempo. Perché dietro ogni sua vittoria, ormai, c’è un lavoro di squadra che guarda al futuro con la stessa ambizione con cui lui guarda la prossima palla break. Il 2026 sarà un anno cruciale, forse il primo in cui Sinner potrà misurarsi appieno con il suo rivale storico Carlos Alcaraz.






