Caos Nigeria in Coppa d'Africa: minaccia il ritiro, il motivo
La Coppa d’Africa – grande esclusiva di Sportitalia – entra nel vivo con la conclusione della fase degli ottavi di finale. Alla vigilia del via dei quarti però il caso della Nigeria scuote il torneo.
La nazionale della Nigeria si trova al centro di una vera e propria tempesta, con ripercussioni che rischiano di compromettere il suo percorso nella Coppa d’Africa, grande esclusiva di Sportitalia. Alla vigilia della sfida dei quarti di finale contro l’Algeria, prevista per sabato 10 gennaio alle ore 17 a Marrakech, i giocatori hanno scelto una forma di protesta estremamente dura: stop agli allenamenti e apertura all’ipotesi di non scendere nemmeno in campo. Una decisione che nasce da una frattura profonda tra squadra e federazione, legata a questioni economiche mai risolte.
All’origine del braccio di ferro interno della Nigeria ci sono i premi partita e le indennità promesse dalla federazione nigeriana, ma mai effettivamente corrisposte. I calciatori rivendicano il pagamento dei bonus maturati grazie ai successi ottenuti contro Tanzania, Tunisia, Uganda e Mozambico. Dopo settimane di attese e rassicurazioni rimaste sulla carta, il gruppo ha deciso di agire in modo compatto, assumendo una posizione inflessibile: senza il versamento degli arretrati, non ci saranno passi indietro. Proprio l’unità mostrata dallo spogliatoio rende la situazione particolarmente critica e difficile da sbloccare in tempi brevi.
Le tensioni emerse hanno anche messo in discussione la versione ufficiale della Nigeria Football Federation, che aveva cercato di ridimensionare le voci su un possibile malcontento interno. La realtà, però, si è rivelata ben diversa. Non solo i giocatori, ma anche il commissario tecnico e alcuni membri dello staff si sono schierati apertamente, dando forza alla protesta. Segnali di malessere erano emersi già prima dell’inizio del torneo continentale, quando l’allenatore Eric Chelle aveva parlato pubblicamente di stipendi arretrati e bonus mai ricevuti, lasciando intuire un contesto tutt’altro che stabile.
La storia recente dimostra che non si tratta di un caso isolato. Situazioni analoghe si erano già verificate nel novembre 2024 e durante le qualificazioni per i Mondiali del 2026. Anche in quelle occasioni, ritardi nei pagamenti e promesse disattese avevano portato a scioperi e prese di posizione forti da parte di giocatori e dirigenti. Sebbene le proteste fossero poi rientrate, il clima teso aveva lasciato strascichi evidenti, culminati nella sconfitta contro la Repubblica Democratica del Congo che costò alla Nigeria l’ennesima esclusione dalla Coppa del Mondo.
Quanto sta accadendo alle Super Aquile riflette una difficoltà strutturale che riguarda buona parte del calcio africano. Molte federazioni devono fare i conti con risorse limitate, gestione finanziaria complessa e introiti insufficienti. In questo scenario, anche risultati sportivi positivi non bastano a garantire stabilità economica, alimentando crisi ricorrenti che finiscono per influenzare negativamente il rendimento sul campo e la credibilità delle istituzioni calcistiche.
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