Alla luce dei risultati di ieri, il verdetto è definitivo: il duello scudetto ha una favorita, l’Inter di Chivu, capolista e campione d’inverno, e una controfavorita, il Napoli di Conte che non perde nemmeno nelle giornate tristi in cui si trova sotto 0-2.
Andranno avanti così, per le prossime 20 partite di campionato, entrambe obbligate a vincere, entrambe con il dubbio che l’Europa possa portare via energie importanti, ma con la consapevolezza di avere delle rose attrezzate per far sì che questo non accada.
Nel frattempo, a Milanello, Massimiliano Allegri se ne tira giustamente fuori: il Milan non ha nessun dovere, se non quello di onorare il suo lavoro quotidiano e di provare a raccoglierne i frutti, nella misura in cui sarà possibile. Tradotto: se Max arrivasse quarto, farebbe il suo, se arrivasse terzo, farebbe un’impresa, se si infilasse tra quelle due, farebbe un miracolo. Quella quota 86 disegnata ieri alla vigilia però è un traguardo utopico che non appartiene alle velleità reali di una squadra che fa fatica ad arrivare a 15 giocatori all’altezza. Il profilo deve restare inesorabilmente basso: l’umiltà, il sacrificio e l’etica del lavoro sono qualità necessarie per rimanere a una velocità di crociera al di sopra della portata massima di un gruppo di persone serie, che vogliono migliorarsi giorno dopo giorno e che non si arrendono nemmeno davanti ai propri stessi limiti.
Servirà però qualcosa in più. Non dal mercato, dove difficilmente Allegri troverà benzina: un difensore servirebbe eccome, ma, come dicevamo anche la scorsa settimana, solo se in grado di cambiare realmente faccia alla competitività di questa squadra, senza intaccare il delicato equilibrio economico. Tradotto: se il Bayern aiuta tanto per Kim, ne vale la pena seriamente, se no, difficile fare altre cose. Quel qualcosa in più allora dovrà arrivare magari proprio da Milanello, magari da un punto di vista tattico. Perché volendo trovare un difetto a una squadra e a un allenatore che a oggi merita solo applausi, manca un pizzico di imprevedibilità offensiva e di “dominio”.
Posto che i tre punti sono validi anche segnando un gol di rimpallo allo scadere, ma il rischio che la missione “secondo tempo” prima o poi non riesca è concreto. E allora ad Allegri il compito di cucinare qualcosa di diverso, una volta superato questo filotto malefico e insidioso: il 4-3-3 per esempio, con Pulisic, Leao e Fullkrug insieme, potrebbe essere un’idea interessante, magari togliendo dal campo lo stanco Saelemaekers.
Roma, Juve e Como da dietro arrivano… Le uniche rivali a cui guardare seriamente, senza aspettare miracoli, per non sentire le vertigini del cielo stellato.
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