L’Apostolo Paolo e l’evangelista Giovanni

Non vogliamo confondere il sacro col profano. L’apostolo Paolo e l’evangelista Giovanni rappresentano due grandi pilastri della teologia del nuovo testamento.

Per Giovanni il principio era il verbo, Paolo non ha scritto un vangelo ma le sue tredici lettere sono il cuore della teologia. Qui più che lettere ci sono macigni. Paolo (Maldini) e Giovanni (Malagò). Neanche i miei amori alle elementari duravano così poco. Eppure loro hanno battuto tutti i record di un matrimonio che non aveva alcun senso. Hanno mandato la partecipazione agli invitati, si sono presentati in pubblico mano nella mano nella Chiesa della Lega Calcio e non hanno neanche divorziato perché per fortuna il Prete non ha mai celebrato quella messa. Pensavano di andare ad un matrimonio, invece, era un funerale. Quello del calcio italiano.

Maldini e Malagò, il matrimonio mai celebrato

Dopo la mancata partecipazione al Mondiale abbiamo fatto peggio di prima. Paolo accusa Giovanni, Giovanni risponde e Roberto ride. Un pasticcio all’italiana che oggi comporta la conseguenza che un bambino a tavola, sabato sera, mi ha detto: io tifo per il Milan e per l’Argentina. Ma come? Interviene suo papà e mi dice “certo, al Mondiale tifava Argentina”. Il bambino aveva 6 anni e se oggi i nostri figli girano con le maglie di Spagna ed Argentina lo dovete al Palazzo che trovate in via Allegri a Roma, dove non ne hanno indovinata una neanche per sbaglio.

Inutile tornare sulle accuse di Maldini. Paolo aveva immagine e carattere. Malagò gli aveva dato fiducia ma dal giorno 1 ha sbagliato tutto. Mosse, approccio, scelte e comunicazione.

Da Ancelotti a Guardiola e Pirlo: gli errori di Maldini

Se chiami Ancelotti non puoi dirlo perché è sotto contratto con la Federazione brasiliana. Se sbandieri l’incontro con Guardiola devi avere la certezza di chiuderlo. Se ti presenti con Andrea Pirlo, e volevi contattare Fabio Grosso appena nominato allenatore alla Fiorentina, significa che non hai capito le regole del gioco. Poi il finale è tutto da rivedere ma Maldini ha sbagliato ogni tipo di scelta. Il dirigente l’ha fatto per pochissimo tempo e tutte le lacune manageriali sono emerse in 16 giorni a Roma.

Ovviamente Malagò con l’annuncio di Mancini ha lanciato gli assist a Maldini perché è diventato anche lui stesso indifendibile. Morale della favola ci ritroviamo con il Coni contro la Federazione e il Governo che vuole distruggere il calcio (già morto) per farla pagare a Malagò.

Giorgetti, il betting e il rischio di ammazzare il calcio italiano

Giorgetti chiede di abolire le pubblicità del betting con i siti .news. Giorgetti così non ammazza Malagò ma il calcio italiano. Giorgetti, che ci ricorda il peggior Di Maio o Spadafora, dovrebbe sapere che lo Stato grazie ad ADM incassa miliardi da quel sistema. Farsi belli senza sapere di cosa si sta parlando non è consentito se occupi una carica prestigiosa nel Governo. Il decreto dignità va abolito e non sbandierato. Per fortuna la Meloni lo ha fermato ma anche Salvini dovrebbe chiedergli di contare fino a cento prima di far saltare accordi commerciali che in un secondo finirebbero nelle tasche di club e leghe straniere. Giorgetti se vuole ammazzare l’Italia è libero di farlo ma la prossima volta dovrebbe chiedere i voti agli svizzeri per farsi dare una poltrona a Lugano.

Banner blu di Sportitalia con invito ad aggiungere il sito alle Fonti Preferite di Google
Change privacy settings
×