Campionato deciso a ottobre, brutti segnali: Gasperini vede i fantasmi e fa bene. Non tutti gli episodi sono uguali, il caso Juve e Milan

Serie A, campionato già indirizzato a ottobre? Dubbi arbitrali e polemiche di Gasperini, mentre Juventus e Milan rischiano una nuova stagione deludente.

Il campionato rischia di essere indirizzato già a ottobre. Non perché esista una sentenza matematica, ma perché i segnali che arrivano dalle prime giornate sono tutt’altro che rassicuranti. L’Inter corre, le rivali perdono terreno e soprattutto continua a emergere un problema che il calcio italiano non riesce a risolvere: la mancanza di uniformità nelle valutazioni arbitrali. Gasperini vede i fantasmi? Forse qualcuno lo penserà, ma farebbe bene a preoccuparsi. Intanto Juventus e Milan continuano a mostrare gli stessi difetti della passata stagione. Se non cambiano rapidamente marcia, il rischio è quello di assistere a una nuova Caporetto sportiva.

Un campionato che rischia di prendere una direzione troppo presto

Siamo soltanto a ottobre e parlare di campionato già deciso potrebbe sembrare una provocazione. In parte lo è, ma le provocazioni servono anche a evidenziare problemi che altrimenti vengono sottovalutati.

L’Inter ha iniziato la stagione con un ritmo importante, segnando 18 reti nelle prime sei giornate e dimostrando una capacità di trasformare le occasioni in gol che altre grandi squadre, al momento, non possiedono.

Il problema, però, non è soltanto la forza dell’Inter. Una squadra che vince merita rispetto e nessuno deve mettere in discussione i risultati ottenuti sul campo senza elementi concreti.

Il problema è quello che accade intorno.

Perché mentre alcune squadre corrono, altre si fermano e il campionato comincia a presentare situazioni che meriterebbero una riflessione molto più approfondita.

Soprattutto quando si parla di arbitri, interpretazioni e criteri di giudizio.

Gasperini vede i fantasmi? Forse vede quello che altri preferiscono ignorare

Gian Piero Gasperini è un allenatore che non ha mai avuto paura di esprimere il proprio pensiero. Le sue proteste possono piacere oppure no, i suoi modi possono essere condivisi o criticati, ma liquidare ogni sua perplessità come un semplice sfogo sarebbe troppo comodo.

Il punto non è stabilire che Gasperini abbia sempre ragione.

Il punto è chiedersi perché nel nostro campionato episodi apparentemente simili possano generare decisioni differenti.

Un contatto viene giudicato falloso in una partita e regolare in un’altra. Una trattenuta viene considerata determinante in una situazione e trascurabile nella successiva. Un intervento viene punito con un cartellino, mentre un episodio comparabile viene lasciato correre.

Naturalmente ogni azione presenta caratteristiche specifiche e non esistono due episodi perfettamente identici.

Ma questo non può diventare una giustificazione universale.

La credibilità arbitrale non dipende dall’assenza assoluta di errori, impossibile da garantire, ma dalla riconoscibilità e dalla coerenza dei criteri applicati, anche dal punto di vista mediatico.

In questa giornata e’ ricomparso il Var con lo step on foot, fallo in Inter-Parma e non fallo in Juventus-Milan.

Se il metro di giudizio cambia continuamente, allenatori, giocatori e tifosi finiscono inevitabilmente per perdere fiducia.

Ed è proprio qui che nascono i fantasmi.

Non necessariamente da complotti o disegni prestabiliti, che non si possono sostenere senza prove, ma dalla sensazione che le regole non vengano applicate sempre nello stesso modo, anche mediatamente, perchè Rowe-Kalulu è rigore e Pavard- Bilal Touré non è nulla, chi può stabilire l’intensità del contatto della maglia di Rowe e del braccio di Bilal Touré. Non è stato dato rigore in nessuno dei due casi, ma uno è diventato un manifesto, l’altro è scomparso.

Due pesi e due misure: il problema che nessuno vuole affrontare fino in fondo

Da anni il calcio italiano discute di tecnologia, VAR, protocolli e interpretazioni.

Eppure il tema centrale rimane irrisolto. Non basta avere a disposizione numerose telecamere se poi la valutazione degli episodi continua a risultare poco comprensibile. Il VAR dovrebbe contribuire a ridurre gli errori evidenti, non alimentare nuovi dubbi.

La discrezionalità arbitrale è inevitabile, ma deve essere accompagnata da spiegazioni convincenti e criteri il più possibile uniformi.

Quando questo non accade, si crea un clima di sospetto che danneggia l’intero campionato ed anche chi commenta dovrebbe essere credibile e non avere pregressi alquanto scomodi.

Non serve sostenere che una determinata squadra venga favorita sistematicamente. Sarebbe una conclusione che richiederebbe prove precise.

Serve invece pretendere che gli episodi vengano giudicati con la stessa severità, indipendentemente dalla maglia, dallo stadio o dal momento della partita, perché un campionato credibile deve garantire a tutti la percezione di competere secondo regole uguali.

Juventus, un anno dopo gli stessi errori: tanto gioco e pochissimi gol

Se il problema arbitrale riguarda il sistema, quello della Juventus riguarda soprattutto la squadra.

Il pareggio per 1-1 contro il Cagliari è l’ennesima dimostrazione di un limite che sembra sopravvivere a qualsiasi cambiamento, la Juventus crea, attacca, mantiene il possesso del pallone, ma segna troppo poco.

Nove gol in sei giornate sono un dato insufficiente per una squadra che vuole competere per le prime posizioni. A Cagliari i bianconeri hanno costruito numerose occasioni, ma hanno avuto bisogno di una giocata di Alajbegovic e del gol di Kolo Muani per evitare la sconfitta e  quando il francese ha colpito la traversa nel finale, è tornata quella sensazione di occasione sprecata che aveva già accompagnato la stagione precedente.

Cambiano i giocatori, cambiano alcune soluzioni tattiche, ma il risultato è spesso lo stesso, la Juventus fatica a concretizzare e soprattutto sembra incapace di trasformare con regolarità la propria superiorità territoriale in vittorie.

Spalletti ha certamente delle responsabilità, contro determinate squadre, la possibilità di utilizzare due attaccanti dovrebbe essere presa in considerazione anche dall’inizio, Kolo Muani e Woltemade possono offrire una presenza offensiva differente, mentre Zhegrova e Alajbegovic garantiscono qualità e imprevedibilità, ma non basta cambiare modulo, serve cambiare atteggiamento negli ultimi metri, perché una grande squadra non può continuare a costruire tanto e raccogliere poco.

Milan, il pareggio con il Sassuolo riporta a galla vecchi problemi

Anche il Milan deve interrogarsi seriamente, l’1-1 contro il Sassuolo è un altro risultato che lascia perplessità e conferma quanto sia difficile trovare continuità. I rossoneri continuano a mostrare una distanza preoccupante tra le proprie ambizioni e la capacità di imporre il risultato nelle partite che dovrebbero rappresentare occasioni importanti per fare punti, il problema, come per la Juventus, non può essere ridotto a un singolo episodio.

Quando determinate difficoltà si ripresentano, significa che esistono questioni strutturali da affrontare, il Milan deve trovare maggiore solidità, più continuità nella prestazione e soprattutto una capacità superiore di gestire le partite. Non è sufficiente alternare momenti positivi ad altri di evidente difficoltà. Le squadre che vogliono competere ai massimi livelli devono imparare a vincere anche quando non giocano la loro migliore partita.

Juventus e Milan, invece, rischiano di rimanere intrappolate in una stagione fatta di rimpianti.

E mentre cercano risposte, chi sta davanti continua a guadagnare terreno.

Il rischio Caporetto per Juventus e Milan è concreto

Il termine Caporetto è forte, ma rende l’idea di quello che potrebbe accadere se Juventus e Milan non riuscissero a invertire rapidamente la tendenza, non parliamo di una stagione già compromessa, il campionato è ancora lungo e i margini per recuperare esistono, ma le due società non possono permettersi di aspettare troppo.

La Juventus deve risolvere il problema del gol, aumentare la concretezza e trovare una struttura offensiva capace di valorizzare i propri attaccanti, Yildiz sarà la medicina? Forse, ma l’anno scorso ha segnato parecchio, ma non è un bomber.

Il Milan deve costruire una continuità che al momento non riesce a garantire, entrambe devono soprattutto smettere di ripetere gli errori della passata stagione, perché il vero pericolo non è perdere una partita o pareggiarne un’altra. Il vero pericolo è accorgersi troppo tardi che i problemi erano evidenti già a ottobre e che nessuno è riuscito a correggerli.

Il campionato non è deciso, ma i segnali sono brutti

La classifica di ottobre non assegna lo scudetto, ma può già indicare chi possiede le qualità per lottare fino alla fine e chi rischia di perdere contatto.

Oggi i segnali non sono rassicuranti, da una parte ci sono squadre che corrono e sfruttano le occasioni. Dall’altra ci sono Juventus e Milan che continuano a inciampare su difficoltà già conosciute. In mezzo resta una questione arbitrale che meriterebbe risposte molto più convincenti.

Gasperini vede i fantasmi?

Forse è semplicemente uno di quelli che non accettano di far finta che tutto sia sempre normale, perchè l’espulsione è anche eventualmente sacrosanta ma in passato casi analoghi e maglie diverse hanno visto alzare un cartellino giallo.

Non bisogna inventare complotti per chiedere uniformità. Non bisogna negare i meriti di chi vince per pretendere che gli episodi vengano valutati con lo stesso metro.

E non bisogna aspettare marzo per accorgersi che Juventus e Milan stanno ripetendo errori già commessi.

Il campionato non è ancora deciso, ma rischia di prendere una direzione precisa molto prima del previsto.

E se qualcuno vuole evitare una nuova Caporetto, deve cominciare a cambiare adesso.

Perché a ottobre non si vince lo scudetto e nemmeno ci si qualifica in Champions, ma si può già iniziare a perderlo o perdere punti che alla fine contano parecchio.

 

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