Leao, storia di un ricatto che può finire bene per il Milan

Con l’ormai imminente partenza, si concluderà dopo sette anni l’avventura di Rafa Leao al Milan: 5 allenatori (6 se vogliamo contare Amorim), 80 gol e 1 scudetto pazzesco.

Ma dietro i numeri, già obiettivamente un po’ insufficienti per le aspettative, si nasconde la delusione di non aver visto mai con continuità un giocatore capace di incidere ad altissimi livelli. E la poca nobiltà della sua destinazione finale non fa altro che raccontarlo. C’è stato un momento in cui Rafa poteva davvero diventare materiale da Real Madrid, da Barcellona, da PSG: tra la primavera del 2022 e quella del 2023, quando aveva ancora 23/24 anni e volava sui campi di Serie A e Champions con una leggerezza unica. Il problema è che sui campi di Milanello, in allenamento, Leao non ha mai volato: ecco perché quello era davvero il momento giusto per venderlo. Persa l’occasione dopo lo scudetto e dopo la semifinale di Champions, il resto è stato un bluff venuto rapidamente a galla: a 27 anni se ne va quasi in silenzio, dopo un’intervista tanto inopportuna quanto poco lungimirante, in un momento in cui il Milan soffriva.

Il momento giusto per vendere Leao

Incassare 50 milioni, euro più euro meno, è una signora operazione per il Milan, che ha saputo aspettare e gestire una situazione spinosa. Non importa se e da chi sarà sostituito: il Leao degli ultimi anni era un grosso segno meno nell’organizzazione di squadra e nello spogliatoio, fattore distruttivo percepito come tale da tutti gli allenatori che lo hanno avuto, chi con più coraggio (Fonseca e Conceição su tutti) e chi meno. A Leao è stato perdonato di tutto, vittime di un ricatto tecnico che evidenzia tutta la mediocrità dei progetti tecnici delle ultime stagioni. “Come si fa a lasciarlo fuori uno così” era la frase più usata: la risposta era nel gioco, nel collettivo, nella disciplina e nel calcio moderno.

Il Milan e il ricatto tecnico

E invece il Milan si è sempre aggrappato a un talento discontinuo, confusionario e pigro. Se il Milan voleva davvero guardare al futuro, cedere Leao a ogni costo era l’unica cosa da fare: averlo ormai praticamente fatto anche al proprio costo è un plus da non sottovalutare. L’agonia degli ultimi due anni ha rotto anche quell’effetto del “chissà come poteva andare”: a Leao va comunque dato il merito di togliere il disturbo senza voler speculare sulla sua situazione contrattuale, permettendo di incassare al Milan ben di più di altri casi analoghi (vedi Theo Hernandez, o Tomori, ancora incollato alla poltrona della tribuna).

L’addio di Leao e il ricordo dello scudetto

Con Leao se ne va un altro pezzo – enorme – di quel meraviglioso scudetto che non a caso i Milanisti hanno definito “il più bello di sempre”. Perché a guardare dove sono finiti i protagonisti oggi, dopo quattro anni, ancora viene da chiedersi come sia stata possibile una gioia così grande. E proprio per questo, anche a distanza di una vita, ricordarla fa ancora venire i brividi. E fa venire voglia, anche dopo aver pesato tutti i suoi enormi e innegabili difetti, di dire ugualmente: “Grazie di tutto, Rafa”.

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