Juventus, giocatori come vandali del proprio futuro: fanno danni e nessuno riesce a fermarli. Conte non basta, serve un presidente vero

La sconfitta contro la Lazio è il simbolo di una squadra che sembra aver smarrito responsabilità, identità e rispetto per la propria storia.

Cambiare subito allenatore sarebbe la scorciatoia più comoda, ma non risolverebbe il problema.

Juventus, il paragone più brutto: una squadra che continua a fare danni

A Milano, Torino ed altri città italiane e non solo, si parla spesso degli episodi di vandalismo e delle scorribande di gruppi di giovani, capaci di lasciare dietro di sé danni, disordine e indignazione. Il paragone con la Juventus è volutamente provocatorio, forse il peggiore che si possa immaginare in ambito calcistico. Naturalmente, rompere una vetrina o danneggiare un bene pubblico non ha nulla a che vedere con una partita di calcio persa. Ma l’immagine del danno ripetuto, dell’assenza di responsabilità e di qualcuno che dovrebbe intervenire senza riuscirci descrive bene, sul piano sportivo, quello che sta accadendo in bianconero.

Perché questa Juventus sta facendo danni. Danni alla classifica, alle ambizioni, alla credibilità della società e soprattutto alla pazienza dei tifosi. Ogni partita sembra aggiungere un problema al precedente, ogni occasione di rilancio si trasforma in un’altra delusione.

Lo 0-3 incassato in casa contro la Lazio non è soltanto una sconfitta pesante. È una fotografia impietosa di una squadra che sembra incapace di reagire quando le cose si complicano.

I giocatori devono assumersi le proprie responsabilità

È troppo semplice attribuire ogni responsabilità a Luciano Spalletti. L’allenatore ha certamente le sue colpe: non è riuscito a dare continuità alla squadra, a trovare un equilibrio convincente e a costruire una mentalità all’altezza delle aspettative. Ma il problema non può fermarsi alla panchina.

In campo ci vanno i giocatori, sono loro a dover vincere i contrasti, seguire gli avversari, correre, reagire, dimostrare personalità, sono loro a indossare una maglia che impone obblighi precisi.

E invece troppo spesso si vedono errori individuali, atteggiamenti superficiali, cali di concentrazione e una preoccupante incapacità di cambiare il corso delle partite. Il risultato è una Juventus che dà l’impressione di subire gli eventi anziché governarli.

Non si può continuare a cambiare allenatori pensando che ogni volta tutti i calciatori tornino automaticamente innocenti. Chi sbaglia deve rispondere delle proprie prestazioni, chi non dimostra di essere da Juventus deve sapere che il suo futuro a Torino non è garantito.

Conte oggi non è la soluzione: sarebbe soltanto un altro alibi

Quando la Juventus entra in crisi, il nome di Antonio Conte torna inevitabilmente a circolare. È comprensibile: Conte rappresenta carattere, disciplina, appartenenza e una cultura della vittoria che oggi sembrano lontane.

Ma riportarlo immediatamente a Torino sarebbe davvero la scelta giusta?

La risposta, oggi, è no.

Non perché Conte non sia un grande allenatore o non possa rappresentare un futuro importante per la Juventus. Il punto è che un suo eventuale arrivo adesso rischierebbe di nascondere, ancora una volta, le responsabilità di chi ha costruito la squadra e di chi scende in campo.

Si finirebbe per raccontare la solita storia: via l’allenatore, arriva il salvatore, tutti ripartono da zero. E i problemi strutturali resterebbero dove sono.

Spalletti deve essere messo nelle condizioni di concludere la stagione, salvo sviluppi che rendano impossibile proseguire. Deve provare a recuperare la squadra e a raggiungere gli obiettivi. Alla fine, però, servirà un bilancio senza sconti.

Se, come oggi appare possibile, gli obiettivi non dovessero essere centrati, allora avrebbe senso valutare una nuova partenza con Conte. Ma all’interno di un progetto autentico, non come semplice operazione nostalgia.

La Juventus ha bisogno anche di un presidente operativo

C’è poi un tema che viene spesso trascurato: chi guida quotidianamente la Juventus?

Un club di questa dimensione non può limitarsi a intervenire nelle emergenze. Ha bisogno di una figura presidenziale presente, autorevole, riconoscibile, capace di assumersi responsabilità, rappresentare la società e indicare una direzione chiara.

Serve un presidente operativo, non soltanto un organigramma. Qualcuno che sia vicino alla squadra, che sappia intervenire nei momenti difficili, che pretenda risposte dai dirigenti e dai calciatori e che restituisca alla Juventus un’identità forte anche fuori dal campo.

Non basta acquistare giocatori. Non basta scegliere un direttore sportivo. Non basta ingaggiare un allenatore importante. Serve una catena di comando nella quale ciascuno sappia cosa deve fare e a chi deve rispondere.

La Juventus dei grandi cicli vincenti non era soltanto una squadra forte: era una società che trasmetteva solidità, presenza e autorevolezza. Oggi è proprio questa sensazione a mancare.

Basta alibi: la ricostruzione deve partire dalle responsabilità

Il rischio maggiore è abituarsi alla mediocrità. Considerare normale una Juventus che perde male, che fatica a reagire, che non riesce a dare continuità ai risultati e che progressivamente allontana i propri tifosi.

La provocazione iniziale è dura, ma vuole sottolineare una realtà: i danni sportivi si stanno accumulando e non possono essere cancellati con un semplice cambio di panchina.

Spalletti deve provare a salvare la stagione. I giocatori devono dimostrare di meritare la maglia. La dirigenza deve assumersi la responsabilità delle scelte compiute.

Poi, se il bilancio finale sarà negativo, si potrà ripartire anche da Antonio Conte. Ma serviranno una rosa ripensata, regole chiare, una società compatta e soprattutto un presidente operativo che riporti la Juventus a essere una Juventus.

Perché il problema non è soltanto chi allena. Il problema è chi comanda, chi risponde degli errori e chi ha davvero intenzione di fermare questo continuo deterioramento.

Cambiare allenatore senza cambiare mentalità e struttura significherebbe soltanto prepararsi al prossimo fallimento.

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