Allegri, la colpa è di Giuntoli. De Zerbi, follia da 32 milioni. Milan, adesso fai chiarezza. Sassuolo, Squinzi non avrebbe voluto questo finale

Si, leggete bene nel titolo. La colpa è solo di Giuntoli che quando è arrivato a Torino doveva imporsi su Allegri. Il nuovo corso Juventus ha dato un mandato ben preciso al direttore che ha lasciato uno scudetto a Napoli. Non devi vincere subito ma devi ricostruire. Hai almeno tre anni e quest’anno devi fartelo con Allegri. Ovviamente per uno che è partito dalla D e arriva alla Juventus, con il tricolore sul petto, è la svolta della vita intera. Sicuramente non avrebbe rinunciato alla Juve solo perché non c’era intesa sull’allenatore. Quest’anno lo gestisco, nel frattempo Spalletti darà da mangiare alle pecorelle della sua fattoria e a giugno lo porto a Torino con me. E’ andata quasi da piano originale. Giuntoli i primi mesi ha convissuto con Allegri e andavano quasi d’accordo. La squadra viaggiava e non c’era motivo di litigare. Dopo Natale sono iniziati i problemi. Giuntoli, da piano A aveva perso Spalletti, e ha cominciato ad osservare profili di allenatori per andare poi diretto su Thiago Motta. Allegri è impazzito e dopo mesi di bocconi amari ha scelto la location peggiore per mandare tutti al diavolo. Ha tolto i riflettori dalla Coppa Italia e si è fatto esonerare per un comportamento che non gli appartiene. Ha perso la testa come mai aveva fatto prima. Il peggior Allegri della sua storia da allenatore lo abbiamo visto a Roma. Non eravamo abituati, almeno in pubblico. Esonero forzato ma obbligato. La Juventus ha sempre parlato di stile e lo fa dai pulcini ma se il tuo allenatore si comporta così l’esonero era l’unica strada percorribile.

Intanto De Zerbi ha deciso di diventare l’unico al mondo a fare beneficenza nel calcio. A Palermo, quando neanche i genitori avevano ancora capito che allenasse, lasciò 1 milione di euro a Zamparini. Forse, al ritorno a Brescia, la mamma gli avrà tirato una pantofola dietro. E avrebbe fatto bene. Poi disse no a Petrachi, all’epoca DS della Roma, perché aveva dato una parola al Sassuolo. A Kiev non lascia la città e la sua squadra perché gli ucraini non potevano lasciare il Paese e lui fino all’ultimo ha rischiato con le bombe sotto l’Hotel pur di non abbandonare la nave. Adesso, anche in Premier, decide che il calcio, la coerenza e i suoi ideali vengono prima dei soldi. Stavolta, però, siamo alla follia. Verso dicembre il Brighton gli offre altri due anni di contratto: roba da 8 milioni a stagione per 4 anni. Al mio Paese sono 32 milioni di sterline. Lui rifiuta. Sabato annuncia l’addio e lascia due anni di stipendi senza avere la certezza di una squadra e senza una sterlina di buonuscita. Ad Oronzo Canà dicevano “sei un eroe” e lui rispondeva “no, mi avete preso per un xxxx”. Chi non lo conosce non può sapere. Lui vuole fare calcio e non vuole contare i soldi sul conto corrente. Per me è follia ma al mondo non siamo tutti uguali. Dietro la sua scelta non c’è il Bayern, il Milan, il Barcellona, la Juve o lo United. C’è solo un’idea diversa di calcio che non combacia più con quella del club. Lui va via e non guarda ai soldi. Unico nel Pianeta. Ora aspetterà il progetto che gli piace, la squadra che gli piace e non sceglierà come sempre tanto per allenare. Accettò il Brighton per le caratteristiche dei calciatori e disse no al Bologna perché in quel momento Sinisa stava male e non se la sentiva di prendere il suo posto dopo l’esonero dell’ex tecnico del Bologna. La vera follia è il Milan: hai l’opportunità e l’incastro tanto giusto quanto involontario di prendere De Zerbi e vai su Fonseca che si preannuncia un Garcia-Napoli bis. Fonseca è un ottimo allenatore ma il Milan deve capire che serve esperienza e conoscenza. Fonseca è uno dei tanti nomi sbagliati che il Milan sta seguendo. Ora è di nuovo in pole l’ex Roma ma se vuoi combattere con l’evoluzione della Juventus e vuoi fermare la crescita dell’Inter non puoi farlo con Fonseca e le scommesse. In questo Milan servono certezze e se la società non è in grado di darle deve dirlo pubblicamente. Se Conte e De Zerbi ti fanno sapere che per loro andare a Milanello sarebbe un onore e tu neanche ci fai una chiacchierata significa che non hai capito il valore del club rossonero.

Altri verdetti sono arrivati in questa domenica: dopo la Salernitana anche il Sassuolo ci saluta e dopo 11 anni di fila se ne torna in serie B. Mai un club piccolo è stato cosi “odiato” da mezza Italia. Troppa soddisfazione per la retrocessione del Sassuolo che negli anni si è seduto a tavoli importanti con i potenti del nostro calcio ragionando tanto da big e poco da provinciale. La serie A perde una grande società, una grande proprietà ma una piazza piccola che mostrava troppi vuoti nello stadio. Sassuolo non è una piazza di calcio a grandi livelli ma c’è arrivata solo per volere di un grande imprenditore come Squinzi e per la valorizzazione portata da Carnevali e De Zerbi. Il triangolo era perfetto. Carnevali quando retrocede? Quando ha perso del triangolo due lati e due angoli uguali. Quest’anno il Sassuolo le ha sbagliate tutte e quando il destino vuole punirti ti toglie anche Berardi per gran parte della stagione. Partite pessime, squadra senza dignità sportiva e calciatori arrivati a fine ciclo. Si è sentita l’assenza di un vero Direttore Sportivo che nei momenti di difficoltà potesse dare qualcosa di più. Come diciamo da un anno, bisognava capire in estate che era del tutto sbagliata la conferma di Dionisi. Il percorso era finito e quando allunghi il brodo con l’acqua è meglio non usare neanche il cucchiaio.

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