La vera Fiorentina, inutile nasconderlo, era quella di Rocco Commisso e Joe Barone.
Purtroppo non ci sono più, gli effetti disastrosi sono sotto gli occhi di tutti. Attenzione: non mi riferisco al mercato, non soltanto a quello, ma alle strategie, alle programmazione, alla coerenza, alla dignità che un club dovrebbe sempre avere.

Kean e una Fiorentina senza strategia
Anche Rocco e Joe sbagliavano gli acquisti o gli allenatori, chi non sbaglia non vive su questa terra, ma mai si sarebbero fatti portare a spasso com’è successo nell’affare Kean. Il Como in pratica ha fatto ciò che ha voluto: ha indicato un prezzo, non superiore ai 40 milioni bonus compresi, e ha deciso che avrebbe potuto prenderlo anche al penultimo giorno di mercato. Come se fosse proprietà privata, come se la Fiorentina fosse una società satellite. Ci fossero stati Rocco e Joe avrebbero fissato una deadline, soprattutto un prezzo, non si sarebbero certo fatti portare per il guinzaglio.
Errore incalcolabile nelle settimane del Centenario. Ma c’è una spiegazione, nella stanza dei bottoni la Fiorentina non ha un uomo bravo nelle strategie, Ferrari non è all’altezza di essere un dg, infatti si occupava di comunicazione. Ferrari ha fatto un salto più grande delle sue competenze. Quanto manca il decisionismo di Joe per evitare che la Viola diventi una barchetta in balia delle onde…
Grosso-Vanoli, una gestione incomprensibile
La vicenda Grosso-Vanoli è qualcosa di incomprensibile, se ti impegnassi non riusciresti a fare così male. Fabio Paratici, reduce da un mercato di gennaio non troppo positivo e con i primi esborsi, decide che Vanoli non è indicato per il Rinascimento viola, malgrado una salvezza che definire miracolosa è troppo poco. E allora tu pensi, starà prendendo un crac della panchina in giro per il mondo, Klopp, Antonio Conte o Luis Henrique? No, Fabio Grosso e bisogna comunque rispettare l’intuizione di un dirigente che lo conosce bene e che metterebbe le mani sul fuoco.
Sul mercato la Fiorentina comincia a scialacquare, a comprare bei calciatori per poi perdersi nella collezione di figurine prima di affogare nella vicenda Kean. Tre partite di campionato e tre sconfitte, normale con quel casino in corso, invece Paratici decide di liquidare Grosso. Ci può stare, in questo calcio malato, ma la cosa assurda è richiamare l’ex inadeguato Vanoli, una delle più incredibili tra le contraddizioni.
Paratici senza Marotta, un film diverso
Fossimo in Commisso chiederemmo a Fabio di pagare ciò che resta dell’ingaggio. Un dirigente normale non può bucare una decisione così delicata e decisiva nell’anno del Centenario. E questo lo dico a prescindere da come andrà a finire. Ma forse una spiegazione c’è: Paratici accanto a Marotta e Paratici da solo senza Marotta sono due film diversi, il secondo quasi un horror. Se non ci credete, controllate quanto accaduto tra Juventus e Tottenham: di sicuro non medaglie al petto, l’esclusiva gestione di Paratici diventa spesso disastrosa. Poi se qualcuno vuole essere ruffiano fino in fondo non è un problema nostro…