Chi conosce bene Luciano Spalletti non si può stupire di certe reazioni, anche dialettiche. Quando le cose non funzionano al cento per cento e aumenta la pressione, lui entra nel frullatore e diventa intrattabile.
Fondamentalmente non digerisce i giornalisti. L’ho conosciuto una vita fa, ai tempi del Corriere dello Sport-Stadio, spesso ero sulle tracce del suo magnifico Empoli. Ricordo un pomeriggio al giornale, il centralinista mi fa “c’è Spalletti al telefono” e lui fu gentilissimo, mi disse che apprezzava gli articoli e mi diede appuntamento “alla prossima gara al Castellani, così prendiamo un caffè”. L’ho sempre definito un genio della panchina, al netto degli influencer che adesso rappresentano la categoria insultando il prossimo e lasciando a casa congiuntivi e condizionali. Il suo carattere spesso rovina tutto e mi spiace dirlo, una roba come quella di domenica scorsa con l’inviato di Sky è una cosa che non sta in cielo o in terra, a maggior ragione se il giorno dopo non si chiede scusa (ormai tutto è lecito, tutto è dovuto).

Luciano Spalletti e le pressioni
Un giorno Lucio mi chiamò da San Pietroburgo, pensavo si trattasse di uno scherzo e mi chiese per quale motivo avessi scritto che il suo nome era finito al primo posto nella lista dell’Inter, minacciando addirittura di rivolgersi al suo avvocato. “Mi quereli perché ho scritto che piaci all’Inter? È una cosa che ho verificato e che magari risulta anche a te. Non penso sia giusto quanto dici solo perché ho raccontato il gradimento di un club nei tuoi riguardi, significa che dovrebbe esserci una denuncia per qualsiasi trattativa raccontata”. Dopo cinque minuti si calmò e la telefonata finì a tarallucci e vino”. Questo per dire che la sua reazione di domenica sera nei riguardi di un giornalista dopo la sconfitta non mi ha stupito: non è la prima e non sarà l’ultima, Luciano non sa gestire le pressioni e le tensioni. Una cosa invece mi sorprende e forse mi allibisce, lo dico da estimatore di Carnevali, ovvero che per l’ennesima volta la Juventus abbia trascurato il principale comandamento dell’ultima sessione di mercato, ovvero la necessità di prendere un centrocampista centrale con i controfiocchi. Sarebbe stata la prima cosa da fare, piuttosto che l’ultima o la penultima (Sarr) tra l’altro prendendo un buon calciatore ma non con le caratteristiche che servono a Spalletti. La Juve ha un buco enorme da sempre al capitolo “affidiamo la squadra a un metronomo di livello”, sarebbe stato meglio rinunciare a un esterno offensivo per risolvere l’atavico problema che resta tristemente attuale.
Juventus, il centrocampo resta il problema
La domanda è: quando tornerà in pista Antonio Conte? La risposta è banale ma inevitabile: quando un grande club avrà bisogno di dare un’aggiustatina a tutto, puntando sulla grande specialità dello stratega salentino, ovvero la possibilità di una rianimazione tecnico-tattica immediata anticipando i tempi. Giusto che sia così, le qualità di Conte allenatore nessuno le dimentica. Ma il “fortunato” stia molto attento a un dettaglio, nel senso che dovrebbe avere il bancomat pieno (anzi strapieno) come minimo per i due anni successivi.
Antonio Conte e il prossimo bancomat
Evitando possibilmente di compromettere il futuro dal momento in cui Conte toglierà il saluto e deciderà di andare altrove. Per informazioni consigliamo di citofonare Aurelio De Laurentiis.