Mercato, qualcosa si muove. L’Italia no

Meglio partire dal mercato, perché quanto accaduto con la Nazionale è stato un qualcosa a tratti imbarazzante.

Anche per i diretti interessati. Anziché fare un passo in avanti ne sono stati fatti un paio indietro, e ha ragione Luciano Spalletti che fra democristiani sparsi e finti presti è stato uno dei pochi allenatori a criticare apertamente il circolo degli amici di casa Italia. A proposito di Spalletti: finalmente può iniziare dei ragionamenti differenti rispetto alle settimane precedenti. In pochi giorni il club gli ha messo a disposizione prima Kolo Muani, l’attaccante preferito da sempre, e successivamente Kerim Alajbegović. Sul secondo, al netto di quanto ci ha fatto vedere contro l’Italia nel match con la sua Bosnia, qualche riserva c’è. Nessuno discute la qualità però è logico che affermarsi in Serie A e in un top club come la Juventus non è scontato.

Il mercato premia il lavoro di chi parla poco e costruisce tanto

Gli affari conclusi con PSG e Bayer Leverkusen sono stati possibili grazie al lavoro oggettivamente fatto bene di due bravi manager come Giovanni Carnevali e Frederic Massara. Il primo, con diplomazia, ha ricostruito da zero i rapporti con il Paris Saint-Germain e con calma è riuscito a ottenere ciò che voleva. Massara si sta confermando uno dei direttori sportivi più capaci in circolazione. Non parla, lavora. Fa i fatti. Nessuna pubblicità, nessun indizio. Il mercato si fa anche e soprattutto così, a differenza di altri suoi colleghi bravi nei rapporti con i media per garantirsi critiche lusinghiere e magari soft nei momenti complicati.

Le mosse di Inter, Roma e Fiorentina raccontano strategie diverse

A Roma non lo hanno capito. O meglio, non lo ha capito Gasperini. Un altro allenatore che comunque esce soddisfatto da questa settimana. Castro dal Bologna è una chiamata interessante, Dovbyk non c’è più. E anche il mercato in uscita conta tanto. Se Massara è stato bravo stessa cosa si può dire di D’Amico. L’operazione con il Bologna è stato un piccolo capolavoro: prende Castro a 35 milioni, si libera di Dovbyk dandolo allo stesso Bologna nel momento in cui capisce che Espì, loro primo obiettivo, non sarebbe mai arrivato. Giocata di classe, poco da dire. Bella anche quella piazzata dell’Inter con Stones perché è un gran difensore. Al di là della qualità porta nella rosa di Chivu esperienza internazionale, 19 trofei, la mentalità vincente del City e alza il livello in generale. Certi acquisti devono essere letti e analizzati guardando anche oltre il singolo ma capendo ciò che porta in più. A Firenze la proprietà si sta confermando super ambiziosa e sta mettendo i dirigenti nella miglior condizione di fare mercato. Valdepenas, l’ultimo in ordine cronologico, è l’ennesima conferma di quanto la famiglia Commisso voglia rilanciarsi dopo l’ultima annata fallimentare. Fabio Grosso è l’allenatore giusto, i calciatori per fare belle cose ci sono. Adesso tocca a loro.

La FIGC riparte dagli amici, non dal cambiamento

Purtroppo per la Nazionale invece è toccato a Giovanni Malagò decidere il nuovo-vecchio CT dell’Italia. Chiusa in 15 giorni la parentesi Maldini-Leonardo il presidente della FIGC ha trasformato l’Italia nel Circolo Aniene. L’amico Roberto Mancini nuovo commissario tecnico, l’altro amico Claudio Ranieri direttore tecnico. E meno male che doveva iniziare un nuovo corso. Non è cambiato assolutamente nulla, solito giro degli amici degli amici. Solite parole, solite storie. Al posto di Mancini doveva esserci Antonio Conte, anche per competenze (con tutto il rispetto per Mancio che comunque è un bravo allenatore). Ma Conte non è amico, non è uno del giro. Siamo in mano al caso, alla speranza. La programmazione quella vera è un’altra cosa

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