Equilibrio instabile

La Roma si è buttata via da sola però è davvero il primo serio competitor dell’Inter per lo scudetto. Lo scontro diretto è stato bello, un tempo a testa e 4 gol.

Però al di là del risultato chi è più squadra fra le due in questo momento è proprio quella di Gian Piero Gasperini che per 70 minuti a Chivu la partita gliel’ha incartata alla grande. Il problema poi è stata la gestione e la paura di non farcela. Questione di testa, da lavorarci e migliorare. Ma di problemi Chivu ne ha tanti di più. Troppi, onestamente. Lasciamo stare i risultati perché stanno arrivando per merito dei singoli. Cioè Lautaro Martinez. Però la squadra più forte in Serie A è che avrebbe anche l’ambizione di fare un certo percorso in Champions League prende gol con una facilità e una costanza disarmante, nemmeno fosse un club che gioca per la salvezza. Subisce una media di due gol a gara, su 6 match complessivi è andata in svantaggio in 4 circostanze e non è mai equilibrata. Le prestazioni oscillano fra il preoccupante e il parecchio preoccupante perché le criticità non hanno trovato soluzione. Non è più solamente una questione di testa e attenzione: all’Inter manca totalmente l’equilibrio. Così alla lunga non si va nessuna parte.

Milan, Amorim e una società senza dirigenti “identificati”

Le cose più interessanti Rubén Amorim le sta facendo vedere in conferenza stampa, oggettivamente diverse rispetto agli standard a cui siamo abituati è abbastanza interessanti. Il problema è che la novità legata al suo arrivo sia solamente in questo, per il resto poco o nulla da dichiarare. Parliamoci chiaro: il Milan in estate non è stato rinforzato. Ha speso tantissimo, ha speso però male perché alla lunga l’upgrade rispetto alla passata stagione non c’è stato. L’unica gioia potrebbe essere Moreira che dovrà confermare nel tempo quel talento che intanto ha lasciato intravedere. Partendo da questo presupposto Amorim allena un Milan parecchio lontano agli altri top team. Ma questo lo si sapeva da prima e non lo si scopre solamente te adesso.

Però era logico attendersi quantomeno una minima identità. Si è distinto invece per aver sbagliato praticamente sempre la formazione iniziale, per aver saputo rimediare puntualmente nel secondo tempo sconfessando tutte le scelte precedenti. E per aver impiegato Rabiot, Saelemaekers e Samuel Chukwueze non nelle loro posizioni naturali. Tutto già visto prima, per cui sa vedere. E per chi vuole vedere. Al momento il voto è dunque basso e bisogna stare attenti da adesso in poi alla sua posizione perché i primi cigolii si iniziano a sentitesi. E certi messaggi iniziano a essere fatti girare. Non è solamente responsabilità sua, sia chiaro. Il Milan non è più il Milan da tempo. Una società senza dirigenti “identificati” e con compiti precisi, con un gruppo di lavoro che non si capisce ancora cosa fa e come lo fa, e il principale uomo mercato che è un procuratore – Jorge Mendes – non può pretendere di andare troppo lontano. Nei momenti critici Amorim con chi parla? Con chi si confronta? Chi lo guida? Un direttore sportivo, possibilmente forte visto che il Milan resta uno dei club più importanti al Mondo, serve specialmente in questi casi.

Udinese, una rosa forte ma probabilmente con un mister troppo… ordinario

Servirebbe un allenatore diverso da quello che c’è in questo momento all’Udinese. Nulla contro Kosta Runjaić, sia chiaro. Mister da compitino, che l’ordinario te lo fa senza problemi. Il fatto è uno: non si è mai visto qualcosa di più, quel passo avanti che l’Udinese dovrebbe pretendere. La pretesa è anche legittima perché magari qualcuno non se n’è accorto ma questa è una squadra piena di qualità, prospetti interessanti, margini di crescita e potenziali top. Un mix che se combinato a dovere può tranquillamente portare il club a compere per la zona Conference League. Davis, Ekkelenkamp, Okoye, Solet, Palma, Zaniolo, Vojvoda, Kallstrom, eccettera eccetera: altro che chiacchiere, l’Udinese è una rosa forte. Ma probabilmente con un mister troppo….ordinario

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