Schwazer, le confessioni bomba scuotono i fan: “Mentivo a tutti”

222

Schwazer, le confessioni bomba scuotono i fan: “Mentivo a tutti”. L’ex marciatore altoatesino svela retroscena inediti e inquietanti sul suo passato

Schwazer
Alex Schwazer (Archivio LaPresse)

E’ stato uno dei protagonisti più discussi e chiacchierati dall’atletica italiana. Ma al tempo stesso è con ogni probabilità l’atleta che ha subito la più squallida persecuzione sportivo-giudiziaria degli ultimi quarant’anni. Una macchinazione ordita ai suoi danni dalla potente Wada, l’agenzia anti-doping mondiale che gli ha chiuso le porte di una riabilitazione, sia come atleta che come uomo, che avrebbe ampiamente meritato. Stiamo parlando del marciatore altoatesino Alex Schwazer, che dopo mesi di silenzio è tornato a parlare.

LEGGI ANCHE>>>Schwazer, arriva la sentenza del Tas: decisione clamorosa

LEGGI ANCHE>>>Tokyo 2020, Alex Schwazer e le Olimpiadi: la decisione finale

Schwazer ha scelto la sua autobiografia dal titolo ‘Dopo il traguardo‘ per svelare particolari inediti e inquietanti sul suo passato, in particolare sulla sua dipendenza dalle sostanze dopanti: “Ero un tossico, andavo in Turchia per doparmi. Innsbruck-Vienna, Vienna-Antalya. A Carolina Kostner (l’ex fidanzata) e ai miei genitori dicevo che sarei andato a Roma, alla Fidal. Tenevo il cellulare acceso anche di notte, per evitare che partisse il messaggio della compagnia telefonica turca. Ragionavo già da tossico. O meglio, sragionavo. Ed ero pronto a mentire, perché doparsi vuol dire anche mentire“. Dichiarazioni pesantissime, da parte del marciatore di Vipiteno, che hanno lasciato di stucco molti suoi fan.

LEGGI ANCHE>>>Schwazer, il verdetto è definitivo: si scatena la polemica

Alex
Alex Schwazer (Archivio LaPresse)

Schwazer, la decisione di scrivere l’autobiografia: “Decisivo il no alle Olimpiadi”

Alex Schwazer ha poi spiegato in un’intervista rilasciata al Corriere del Veneto le ragioni che lo hanno spinto a scrivere un libro autobiografico e a svelare determinati dettagli: “Forse l’estate scorsa, con l’assoluzione giuridica e il no alle Olimpiadi, mi è scattato qualcosa dentro e ho deciso di chiudere i conti con il passato. Mi sentivo pronto. Ho dato il libro a Sandro (Donati), il mio allenatore, a Gerhard Brandstätter, il mio avvocato, chiarendo subito: non aspettatevi un libro d’inchiesta perché parlo solo della mia vita. Non sarei riuscito a trovare la motivazione per scrivere cinquanta pagine su come ho vinto a Pechino, sul doping o su quello che è successo a Rio nel 2016″.