L’Inghilterra tra esclusioni e scalpore: pressione su Southgate

In Inghilterra, ormai da 24 ore, non si parla d’altro. Il tema predominante, per una nazione che sogna rivincita e colpo proprio in Germania, sono le scelte del suo commissario tecnico per l’imminente spedizione tedesca. Già, quelle definitive. Inghilterra tra esclusioni e scalpore: pressione su Southgate. Perché dopo i grandi assenti stabiliti una settimana fa nonostante la scelta di preconvocarne ben 33, il CT doveva sciogliere definitivamente le riserve: toglierne altri sette e consegnare all’Uefa la lista finale per la rassegna continentale.

FERRARI E RIMPASTO

E sono state scelte che hanno fatto letteralmente scalpore. Perché da almeno una decina d’anni l’Inghilterra ha saputo ricostruire una grande generazione. Non la Golden Generation, ma pur sempre quella che, rapportata alle altre nazionali, resta e va considerata una Ferrari, senz’altro tra le favorite. Come spiegano tra l’altro, numeri alla mano, le semifinali di Russia 2018 e l’argento di Euro 2021, prima di un cammino in Qatar chiuso soltanto ai quarti dalla Francia. Una nazionale che produce talenti su talenti ma dopo tanti anni, evidentemente, Southgate ha stabilito come fosse arrivata l’ora di un minimo di rimpasto generazionale. Per qualche elemento storico di questi anni è bastato un finale di stagione leggermente sottotono per farsi scavalcare da succulenti nuove leve.

 

ESCLUSIONI ECCELLENTI

Ma motivando le nuove scelte, quelle di un tecnico che storicamente ha guidato una vettura ad alta velocità spesso e volentieri col freno a mano tirato, vecchio stampo e tremendamente difensivista (per una squadra nemmeno così compatta, ndr), si scovano dicotomie, contraddizioni. Sono state scelte forti. Dapprima a fine maggio, quando gente come Rashford e le sue caratteristiche uniche d’attacco allo spazio, tagliando, puntando e colpendo forte dalla sinistra, restava a casa. Caratteristiche che tra l’altro, oltre a cambiare le grandi partite, sposavano perfettamente quelle di un fuoriclasse completo come capitan Kane. Così come Sancho, Dier e Tomori, gente che ha fatto parte dell’ambiente dei Tre Leoni per tanti anni, un trittico di esclusioni che denota quanto e come, per il CT, per motivi colpevolmente misteriosi, chi lascia Premier e supera la Manica cessi quasi completamente d’esser preso in considerazione. Errore da matura blu, per larghi tratti inspiegabile.

 

SCALPORE 

Ed anche ieri sera, nel momento di depennare gli ultimi sette dal camp finale, ancora clamorose. Inghilterra tra esclusioni e scalpore: pressione su Southgate. Già, sorgono ulteriori dicotomie, ulteriori contraddizioni, eccome. Tornano a casa grandi nomi come James Maddison, unico vero fantasista e trequartista puro britannico, qualcuno che avrebbe fatto comodo portare. Soprattutto quando serve poesia e filtranti da fermo per scardinare magari difese chiuse e rocciose all’ultimo respiro, quando la palla scotta. Ha fatto mediaticamente rumore la rispedizione a Manchester di Grealish stesso che Maddison ha vissuto una seconda metà stagionale sottotono; anche se probabilmente, per concorrenza a sinistra e la concomitante esplosione di Gordon, tatticamente diventa una scelta più comprensibile.

 

CONTRADDIZIONI

Ma proprio motivando in conferenza la scelta di promuovere chi più in forma, chi più brillante in Premier, contraddice quella di far fuori il nuovo centrale gioiello dell’Everton, Branthwaite, ma di portar tra i tre portieri chi di fatto, chiuso da Raya all’Arsenal, non ha mai visto campo: Ramsdale. A casa pure un perno storico, discusso sì, ma pur sempre figura di spicco dello spogliatoio di tutti questi anni, Harry Maguire. Anche perché presumibilmente al fianco di Stones agirà Gomez, tutt’altro che titolare inamovibile nell’ultimo biennio ad Anfield, complice anche in questo caso discreta sfortunata dose di problemi muscolari. Contraddizioni su contraddizioni, come la stessa chiamata di Trippier, terzo fluidificante a destra, nonostante peggior stagione degli ultimi anni a Newcastle: per lo stesso motivo fatto fuori Chilwell, che rende Shaw, tra l’altro, unico laterale sinistro. Ed anche davanti, proprio per le notevoli esclusioni dei batteristi offensivi del presumibile 4231 finale, fa specie, e forse ne denota poca personalità, il fatto che non sia riuscito a scegliere il vice Kane: per una casella promossi sia Toney che Watkins, forse troppi, a dispetto di una linea mediana che invece, necessità alla mano, presenta poche convocazioni.

 

AMBIZIONE E COCKTAIL

Per questo il paese si interroga. Inghilterra tra esclusioni e scalpore: pressione su Southgate. La stampa, lassù, non è mai dolcissima. Sa esser dura, eccome. Stavolta le argomentazioni di popolo, media e addetti ai lavori, per quanto spiegato, restano però quantomeno comprensibili. Ma resta enorme, seppur come descritto rimpastata, enorme la qualità dei nuovi Tre Leoni. Dietro capitan Kane l’esplosione di Foden, la stella assoluta Bellingham, gioiello Palmer pronto a subentrare come le nuove schegge Eze e Gordon. Dietro la nuova linfa dei Mainoo e Wharton, così come Gallagher, al fianco di Rice. Insomma, il cocktail, resta d’alta scuola. Il rischio, però, tecnicamente convocazioni alla mano, resta però quello di specchiarsi. Per una squadra e uno spogliatoio che, scelte del CT alla mano, può aver perso capisaldi e storici punti di riferimento.

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