Inter senza rivali. C’è chi piange e chi si lamenta

Per avere un quadro più preciso della situazione bisogna aspettare almeno metà novembre.

Parlare dopo è facile, quindi, proviamo a capire prima come andrà questo campionato.

Sotto l’Inter c’è grande equilibrio

Sotto l’Inter c’è grande equilibrio. Juve, Milan, Napoli, Roma, Como, Atalanta e quasi quasi ci mettiamo anche la Fiorentina, regina d’estate. Il problema è, però, che pensare ad un campionato con il titolo già indirizzato rischia di essere deprimente.

Non sappiamo se Chivu sarà all’altezza della Champions, ma siamo quasi sicuri che in Italia nessuna è all’altezza dei Campioni d’Italia. Tra esuberi, mancati acquisti, scommesse in panchina e gente da rilanciare ci sono troppe incognite dietro l’Inter.

L’Inter si organizza, le altre sono in ritardo

Marotta è intervenuto lì dove bisognava fare gli investimenti giusti. La rosa era già forte e adesso ha pochi limiti. Mentre l’Inter si organizza e si rinforza, le altre devono pensare anche a sfoltire gli organici. E se diamo un occhio veloce, ci accorgiamo che sono tutti in ritardo.

Gasperini si lamenta dei non acquisti, anche se questa non è una novità. Il Milan in pochi giorni deve trovare delle varie soluzioni ai giocatori fuori dal progetto. Spalletti si lamenta un giorno sì e l’altro pure, mentre Fabregas cerca la punta italiana e la Fiorentina inizia a ragionare in grande dopo la grande paura della passata stagione.

 Il calcio italiano deve premere il tasto reset

Nel frattempo ci godiamo il ritorno del campionato. Siamo stati senza calcio per troppi mesi. L’Italia è rimasta sotto l’ombrellone mentre le altre sognavano l’America.

Non siamo più un campionato centrale, all’Estero si sono dimenticati di noi e non ci guardano più, ma almeno proviamo a cercare giovani da lanciare e vecchietti da rilanciare.

Dobbiamo guardare a Francia e Spagna, anche a Portogallo e Germania. Inutile paragonarci alla Premier. Ormai gli inglesi sono andati ed è come se i Paesi europei si paragonassero alla NBA.

Dobbiamo ripartire con la consapevolezza che il nostro calcio deve premere il tasto reset. Con molta umiltà, ma allo stesso tempo con la velocità di chi vuole crescere. L’Inter detta la linea. Le altre devono seguirla.

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