Ho un dubbio atroce: che la duttilità dell’avere tanti giocatori che sanno fare più cose, porti più confusione che vantaggi.
È un rischio che Ruben Amorim deve cercare di scongiurare il più in fretta possibile: avere più soluzioni per mischiare le carte fa piacere a tutti, ma battezzare un 11 chiaro, indiscutibile, un “Equipo de memoria”, è una necessità imprescindibile per dare punti di riferimento e sicurezza alla squadra.

Amorim e la necessità di trovare un undici chiaro
Prendiamo Rabiot, non l’ultimo arrivato: due spezzoni da sottopunta subentrando, dove ha saputo spezzare la partita con la sua intensità. Ma alla prima chiamata dall’inizio, in quel ruolo, si è dimostrato ampiamente sotto le aspettative tecniche di una squadra che crei un gioco moderno e apprezzabile. Per dirla brutale, il mediano a fare il 10 anche no, solo se sei Allegri. Qualcuno dirà “ma lo ha fatto anche De Zerbi”: vero, ma ricordatevi che fu molto criticato e che i risultati non furono così eccellenti. Aggiungete che il Milanista in quella posizione è stato negli anni abituato a vedere Boban, Savicevic, Rui Costa… Insomma Rabiot è un incredibile lusso da mediano al fianco di Modric, ma da trequartista rischia paradossalmente di impoverire il tasso tecnico della squadra.
Pulisic, Cisse e la nuova identità del Milan
Anche perché, col ritorno di Pulisic – si spera – all’orizzonte, la vera sfida di Amorim dovrà essere far coesistere nel minor tempo possibile l’americano e la nuova stellina di questo Milan, Cisse. A proposito: due gol nelle prime tre, entrambi molto belli. 20 anni e margini di crescita enormi, anche solo per la condizione fisica che migliorerà di certo: ho l’impressione però che l’impatto di questo ragazzo sia stato sottovalutato dall’opinione pubblica e dalla stampa. Se avesse vestito un’altra maglia, forse sarebbe già stato battezzato come un giocatore da 100 milioni. Sbaglio?
Ausilio e il gesto della Juventus per Franco Baresi
Chiudo sconfinando in colori che poco mi riguardano. Primo: Piero Ausilio è stato in tutti questi anni, l’unica pedina che ho sempre invidiato all’Inter. La competenza totale al servizio di un club. Spaziando in tutti i mercati del mondo, sbagliando anche ogni tanto come è normale che si faccia. Ma Ausilio ha rappresentato il tesoro dell’Inter anche nei momenti più bui: averlo sottovalutato potrebbe essere fatale sul medio periodo.
Secondo, la Juve con il tributo a Franco Baresi nel prepartita ha dimostrato che la classe non si compra e non dipende da quanti scudetti vinci nel presente. O ce l’hai nel DNA o non ce l’hai. E l’Avvocato ne è sempre stato un’icona. Allo Stadium mi sono alzato in piedi e ho applaudito, ma verso gli spalti. Perché gli Juventini, con poco, hanno regalato un gesto che fa bene al Calcio. Grazie!