Massimiliano Alvini è la figurina del calcio italiano che dobbiamo mostrare a Coverciano.
Non quella dei raccomandati, entra chi ha giocato a calcio a grandi livelli oppure dove prendono il patentino gli amici degli amici. Spesso quelli bravi e poveri restano a casa oppure si guadagnano una chance sul campo ma senza patentino a pagamento non possono allenare o fare i preparatori atletici o i preparatori dei portieri.

Alvini è figlio della gavetta
Alvini non vincerà il campionato a Frosinone, non arriverà in Champions League e deve fare un miracolo per salvarsi. Quando inizierà a perdere 3-4-5 partite di fila diranno che questo editoriale sarà invecchiato male. No, non sarà così. I limiti del Frosinone li conosciamo tutti ma quelli di Alvini non saranno dei limiti. Gli allenatori bravi italiani li abbiamo ma non sappiamo valorizzarli. Gli stranieri bravi come Fabregas ben vengano ma degli Amorim potremmo farne a meno. Alvini è figlio della gavetta. Prima di arrivare in serie A ha mangiato la polvere, poi ha conosciuto l’altare.
Gli allenatori bravi italiani li abbiamo ma non sappiamo valorizzarli
Il Frosinone gioca bene a calcio ma tante squadre di Alvini avevano l’impronta del mister. Nelle categorie inferiori abbiamo tanti bravi tecnici che, però, spesso non riescono a fare carriera perché gli manca un’occasione o perché non hanno l’agente giusto. Altra cosa che Malagò dovrà cambiare. Basta con le finzioni: le regole dicono che un allenatore non può avere un procuratore e invece tutti hanno un agente. A questo punto mettiamo dei paletti ma ufficializziamo questa figura e smettiamola di vivere nella menzogna.
Viva Alvini, uomo di campo, figlio del lavoro e della meritocrazia
Alvini ci lascia la sua cartolina da Frosinone prima che la serie A vada in vacanza per la sosta lunga per le inutili partite delle Nazionali. Di buono c’è che la sosta, seppur lunghissima, sarà una e non saranno due ma comunque del tutto inutile resta. Viva Alvini, uomo di campo, figlio del lavoro e della meritocrazia. Chi lo conosce bene racconta di un professionista che vive di pane e calcio ma questo è l’unico segreto per emergere se non ha giocato in grandi squadre e non ha vinto scudetti e Champions League.