La Curva Juve ha sbagliato, senza se e senza ma non accetto la memoria selettiva di chi dimentica il 24 gennaio 2003 e quello striscione vergognoso

Quello accaduto allo Stadium durante il minuto di silenzio dedicato a Sandro Mazzola è da condannare. Senza attenuanti e senza bisogno di cercare giustificazioni.

Girarsi di spalle, cantare o comunque non rispettare un momento dedicato alla memoria di un grande protagonista della storia del calcio italiano rappresenta un comportamento sbagliato. Le rivalità sportive possono essere fortissime, ma esiste un confine oltre il quale dovrebbero fermarsi.

Mazzola è stato una bandiera dell’Inter, ma soprattutto uno dei grandi calciatori italiani. Luciano Spalletti, che lo aveva conosciuto personalmente durante la propria esperienza nerazzurra, lo ha ricordato nel dopopartita parlando di «rispetto e sportività» e accomunandolo a figure come Scirea e Baresi.

Il tecnico della Juventus ha ragione: davanti alla morte e alla memoria di una persona, la maglia dovrebbe passare in secondo piano.


La Curva juventina ha sbagliato

Non servono equilibrismi.

Quanto accaduto prima di Juventus-Atalanta non è un comportamento da difendere semplicemente perché proviene da una parte della tifoseria bianconera.

Si può contestare una società. Si può fischiare un avversario durante una partita. Si può vivere una rivalità con intensità. Un minuto di raccoglimento appartiene però a un’altra dimensione.

Per sessanta secondi non viene chiesto di dimenticare la rivalità tra Juventus e Inter. Viene chiesto semplicemente di rispettare una persona che non c’è più.

La Curva avrebbe dovuto farlo.

Ma attenzione alla memoria selettiva

Detto questo, proprio perché oggi vengono giustamente utilizzate parole molto severe, sarebbe opportuno applicare lo stesso principio sempre e nei confronti di tutti.

Il 24 gennaio 2003 morì Gianni Agnelli. La scomparsa dell’Avvocato ebbe una risonanza enorme nel Paese e la FIGC dispose un minuto di raccoglimento su tutti i campi di Serie A e Serie B nel turno di campionato successivo.

Nella memoria del mondo ultras è rimasto anche il racconto dell’atteggiamento assunto allora da diverse tifoserie. Viene ricordato in particolare uno striscione con la frase «Per noi nessun lutto» e una scelta di freddezza nei confronti delle commemorazioni.

Senza dimenticare che un episodio documentato e molto netto riguarda la Curva Nord dell’Inter e la tragedia dell’Heysel.

Durante Inter-Juventus del 29 ottobre 2011, a San Siro, nel settore occupato dalla tifoseria organizzata nerazzurra venne esposto lo striscione:

«Acciaio scadente: nostalgia dell’Heysel»

La morale, quindi, non va fatta a senso unico come si sta facendo ora, generalizzando su tutto.

Il rispetto non può dipendere dalla maglia

È proprio questo il punto.

Se consideriamo sbagliato voltarsi di spalle durante il minuto dedicato a Mazzola – e lo consideriamo sbagliato – dobbiamo essere altrettanto netti ogni volta che un lutto viene utilizzato come occasione per proseguire una rivalità calcistica.

Mazzola merita rispetto. Gianni Agnelli meritava rispetto. Gaetano Scirea meritava rispetto. E lo stesso vale per qualsiasi protagonista dello sport quando arriva il momento del ricordo.

Non esistono morti juventine, interiste, milaniste o romaniste davanti alle quali stabilire se il silenzio sia più o meno dovuto.

Esistono persone.

Non utilizziamo il passato per giustificare il presente

Ricordare ciò che è accaduto in passato non deve però trasformarsi nell’alibi peggiore: lo hanno fatto anche gli altri.

No.

Se qualcuno vent’anni fa mancò di rispetto alla memoria di Gianni Agnelli, sbagliò allora. Se una parte della Curva juventina oggi non ha rispettato il minuto dedicato a Mazzola, ha sbagliato oggi.

Una scorrettezza non cancella l’altra.

Semmai il passato dovrebbe servire esattamente al contrario: a capire quanto siano inutili queste guerre della memoria nelle quali ogni tifoseria conserva accuratamente le offese ricevute e dimentica quelle commesse.

Spalletti ha indicato la strada giusta

Le parole dell’allenatore della Juventus sono probabilmente il modo migliore per chiudere la questione.

Spalletti ha parlato di «rispetto e sportività» e ha ricordato insieme Mazzola, Scirea e Baresi.

Tre simboli appartenenti a tre mondi calcistici differenti. Ed è esattamente così che dovrebbe funzionare.

Si può essere juventini fino al midollo e riconoscere la grandezza di Sandro Mazzola. Si può essere interisti e rispettare la memoria di Gianni Agnelli o Gaetano Scirea.

La rivalità rende il calcio appassionante. La mancanza di rispetto non lo rende più autentico: lo rende semplicemente peggiore.

Per questo quanto accaduto allo Stadium va condannato.

Ma se vogliamo trasformare questa brutta pagina in una lezione, facciamolo fino in fondo: stessa indignazione, stesso rispetto e stessa memoria, qualunque siano i colori coinvolti, sempre e non solo quando riguarda la Juventus, come troppo spesso avviene anche per altri ambiti, dalla giustizia sportiva alle decisioni arbitrali.

Banner blu di Sportitalia con invito ad aggiungere il sito alle Fonti Preferite di Google
Change privacy settings
×