Vedere l’Italia essere presa a pallonate per un tempo a Roma dal Belgio con il tasso qualitativo più basso di sempre degli ultimi 10 anni è stato oggettivamente deprimente, prima che deludente.
Non c’è molto da salvare, inutile girarci intorno. E voler trovare per forza e necessariamente del buono sarebbe solamente un continuare a nascondere gli enormi problemi che c’erano prima e ci saranno anche nel futuro più immediato. Purtroppo l’Italia è questa, e questi siamo.

La scelta di Mancini e un’Italia che non rompe con il passato
Perchè nel momento in cui il commissario tecnico viene scelto per amicizia e non per meriti effettivi significa che la voglia di rompere con il passato e cambiare per davvero non c’è. Roberto Mancini è il CT dell’Italia solamente perchè ha trovato il canale giusto, cioè il presidente della FIGC Giovanni Malagò, a cui è legato da una vecchia e consolidata amicizia nata nei famosi circoli romani. E non di certo per una meritocrazia legata ai risultati recenti ottenuti dall’allenatore. Rimasto alla vittoria dell’Europeo sempre con l’Italia, una sorta di bonus e credito a vita. Da lì in poi però il vuoto.
Se la FIGC avesse ragionato solo ed esclusivamente per meriti maturati sul campo di certo l’incarico sarebbe stato affidato a un allenatore diverso. Sarebbe stato corretto, sarebbe stato giusto. Ma tant’è, in Italia c’è sempre il vecchio che passa per nuovo. Ma sempre vecchio è.
Modulo, convocazioni e scelte difficili da comprendere
La prima di Mancini è stato un fiasco totale. Come si può presentare un’Italia che ha iniziato un nuovo corso (e giustamente necessità di tempo per definirsi) con il 4-3-3 quando mancano gli esterni? Come si può schierare Kean, una prima punta, come esterno in un tridente dove dal lato opposto è stato piazzato Cambiaghi? Giusto due domande a cui è difficile dare una risposta.
Cambiaghi, per andare nel dettaglio, gioca male nel Bologna, non è un esterno ed è ancora un calciatore non particolarmente definito nelle potenzialità e nella posizione. Una forzatura bella e buona. Altra domanda: Daniel Maldini deve giocare per forza in Nazionale? Quando con il massimo rispetto è chiaro da tempo che non è uno da Nazionale? Davvero senza troppo senso e complicate da comprendere alcune decisioni e convocazioni.
Questi siamo, non c’è molto da stare tranquilli e allegri. In attesa di qualche bella sorpresa o novità fra i giovani più promettenti la lista dei selezionabili non offre chissà quali soluzioni. Però già scegliere un modulo adatto ai giocatori attualmente a disposizione non sarebbe male.
Chissà cosa ne pensa il responsabile tecnico Claudio Raniero del lavoro che sta portando avanti Roberto Mancini. Uno della sua esperienza avrà già notato, si spera, tutte le criticità oggettivamente lampanti. Sono solamente due i profili di un’altra categoria: Gianluigi Donnarumma e Riccardo Calafiori. Per il resto il vuoto più totale.
Serie A, allenatori in bilico e il problema Venezia
In Serie A alla pausa lunga si sono salvati in tanti fra gli allenatori in bilico. Il Genoa darà fiducia (a tempo) a Daniele De Rossi, l’ultima vittoria conquistata proprio contro il Genoa dal Parma ha garantito un pizzico di solidità in più a Cuesta. E Ignazio Abate fra la trasferta di Firenze e quella di Bologna più o meno ha rimediato a una prima parte di campionato piuttosto deludente.
Giovanni Stroppa invece è ancora a Venezia solamente perchè gli allenatori contattati dal club hanno gentilmente declinato. Fra chi ha ritenuto la rosa non all’altezza della categoria, e chi ha preferito aspettare soluzioni alternative, sono stati diversi i “no” incassati dal direttore sportivo Filippo Antonelli. Un bel problema, anche perchè il calendario e il momento attuale di certo non danno una mano al Venezia. Ultimo a 0 punti e con delle prospettive complicate.