Così come l’Italia è stata pessima contro il Belgio con altrettanta schiettezza bisogna sottolineare l’importanza del pareggio con la Francia, che vale molto di più rispetto alla vittoria sulla Turchia per tanti aspetti.
Anzitutto per l’ovvia differenza qualitativa tra le due nazionali ma soprattutto perché il risultato e la prestazione lasciano tanti aspetti positivi su cui costruire un percorso tutto nuovo. E che a prescindere dagli ultimi accadimenti sarà lungo, complicato e difficile. Tuttavia iniziare a crescere come autostima e trovare la base di partenza su cui poter lavorare nel tempo è già una grande, grandissima cosa.

Italia, il pareggio con la Francia e le basi per il futuro
Purtroppo i problemi di selezionabilità c’erano prima e ci saranno anche nei prossimi mesi. A meno che Roberto Mancini non decida di attingere dall’Italia Under 21, quella sì una selezione piena di talento e (potenziali) talenti affidati al miglior allenatore possibile per far crescere sotto qualsiasi punto di vista la nostra miglior gioventù. E cioè Silvio Baldini, che per inciso avrebbe anche meritato di essere inserito nella lista dei possibili commissari tecnici per la nazionale maggiore poi affidata a Roberto Mancini. Cioè l’amico fidato di Giovanni Malagò.
Nulla contro l’allenatore e il professionista, ma come sottolineato anche in precedenza se si dovesse ragionare solo ed esclusivamente per meritocrazia era più corretto puntare su un altro nome. Ma tant’è. Affidiamoci a Mancini, stringiamoci fortemente intorno a Gianluigi Donnarumma. Fenomeno vero, altro che storie.
Serie A, la Roma sfida l’Inter e il Napoli non convince
Finalmente tornerà in campo anche la Serie A e ci sarà da divertirsi. La Roma nelle prime cinque di campionato ha dimostrato di poter contendere lo scudetto all’Inter, mentre il Napoli pure durante settimane di nulla è riuscita a far male. Roba da non crederci, eppure è così: perdere l’amichevole con l’Avellino non è proprio il massimo per una squadra che fin qui non ha per nulla convinto.
Parma e Torino, le scelte di Cuesta e Abate
E non aveva mai realmente convinto nemmeno Carlos Cuesta. Partiamo da un presupposto: dal punto di vista sportivo nella scorsa stagione ha portato a casa il risultato, cioè la salvezza del Parma. Mai in discussione e senza soffrire. Tuttavia la proposta di calcio è stata imbarazzante. Altro che nuovo che avanza, guardando la sua squadra sembrava di essere tornati agli anni ‘70. Catenaccio esasperato, contropiede, organizzazione estrema in fase di non possesso e massima capitalizzazione degli episodi a favore. Talvolta frutto di giocate estemporanee.
Poi contava il risultato, e siamo tutti d’accordo. Ma cosa ha fatto vedere di nuovo? Assolutamente nulla. Giocatori valorizzati? Pochi, bisogna essere onesti. L’idea del Parma di sostituirlo per Gilardino può starci. Anche perché il club per filosofia deve valorizzare i suoi talenti per poi rivenderli. Cuesta si farà, magari in altri contesti. Sarebbe stato curioso vederlo giocare con un pizzico di coraggio in più. Idem Ignazio Abate a Torino, un altro allenatore poco riconoscibile rispetto al passato. Dimostrazione ulteriore che la Serie A è davvero un altro sport.