Ha ragione, ragionissima Silvio Baldini quando afferma senza troppi giri di parole e andando dritto al punto che il problema del calcio italiano “non è avere i giovani o i talenti che sono spariti, perchè abbiamo una buona qualità.
Il problema è che non ci sono dirigenti all’altezza per poter fare le cose per bene”. La verità, nuda e cruda. Nient’altro che la verità, riconosciuta come tale dal commissario tecnico dell’Italia Under 21 e da pochissimi altri.
Eppure sono anni e anni che in Italia la classe dirigente sta toccando punti bassissimi. Giusto per non andare troppo indietro nel tempo e restando all’attualità basta dare uno sguardo alla maggior parte della squadre di Serie A e Serie B per rendersi conto (studiando e andando oltre le apparenze) che sono state costruite male. E succede non per incompetenze ma perchè purtroppo da troppo, tantissimo tempo le scelte rispettano parametri che di tecnico in ambito calcistico non hanno assolutamente nulla.

Baldini e la verità sulla classe dirigente del calcio italiano
I direttori sportivi il ruolo e la responsabilità l’hanno persa a vantaggio dei procuratori e delle agenzie di consulenza, e la responsabilità può essere in parte dei presidenti. Ma per la maggior parte è solo ed esclusivamente loro. Quelli che fanno davvero i direttori sportivi si contano – purtroppo – sulle dita di una mano. Il resto è solo apparenza, immagine. E le scelte rispecchiano fedelmente l’incapacità di incidere realmente.
Il sistema va in tilt quando sono i procuratori stessi a sistemare in maniera più o meno diretta questo o quel dirigente all’interno delle società. Sia chiaro: fanno il loro lavoro. E ce ne sono diversi che lo sanno fare anche molto bene. Se poi trovano terreno fertile da parte dei presidenti o dei dirigenti più importanti di certo il problema non è loro che fanno – giustamente – i propri interessi.
Genoa, il mercato di Diego Lopez e le scelte della dirigenza
Il caso Genoa è emblematico, giusto per parlare dell’attualità. Che Diego Lopez ha fatto un mercato alla Football Manager lo si era capito da luglio. Acquisti random, calciatori presi senza un grande senso logico, soldi spesi non troppo bene e il riscatto di Tommaso Baldanzi discutibile. La squadra non è stata rinforzata, ed era evidente da subito. Quindi paga e pagherà per le sue scelte, altro che offerta del Burnely. Peraltro un notevole passo indietro: Lens, Genoa e Burnley non è proprio il massimo.
Chi al suo posto? Francois Modesto, da poco lasciato libero dalla Juventus dopo una sola (negativa) stagione insieme a Comolli. E il direttore sportivo Mauro Melissano che arriva in A dopo essere retrocesso lo scorso in C con lo Spezia. Serve altro da aggiungere? Nulla sulla professionialità e le capacità dei due, sia chiaro. Ma per curriculum e ultime esperienze la scelta è quantomeno particolare.
Sampdoria, una crisi senza risposte mentre il club affonda
A Genova il caos lo si avverte in qualsiasi latitudine. La Sampdoria, suo malgrado, ci si sta abituando da troppo tempo, da tanti anni. Dispiace vedere un club così prestigioso, così importante a livello europeo (non solo italiano), con una storia bellissima e che merita rispetto ridotta ai minimi termini. Nel calcio e nello sport si può perdere, ma navigare a vista e senza uno straccio di un’idea no, non è accettabile.
La dirigenza della Sampdoria non ne sta indovinando mezza, nemmeno uno che sia una. Perde malissimo ad Avellino, una figuraccia. Una delle tante degli ultimi tempi. Per logica un club capace di affrontare e reagire al momento avrebbe già tutto pronto per affrontare la crisi, e invece da Singapore tutto tace. Mentre la Samp affonda e Corradi, suo malgrado, ne ha perse quattro su sei. Numeri terrificanti, un po’ come le prestazioni