Nico un “acquisto” vero. David, l’aria nuova e buona. Belahyane rinasce

Ogni tanto funziona così: pensi di aver fatto un ottimo investimento che non si dimostra tale, ma due anni dopo sei felice di raccogliere quanto immaginavi di fare con un po’ di anticipo. È la storia di Nico Gonzalez, una richiesta precisa di Thiago Motta nel 2024 per farne un riferimento della nuova Juventus che avrebbe dovuto spiccare il volo.

Non fu un successo, anzi, non soltanto per colpa di Nico, ma delle paturnie di Motta che non aveva un’idea precisa di calcio, situazione che finì per mandarlo in confusione. Quando ti mettono il timbro, fanno fatica a cambiare idea e poi si arriva ai titoli di coda. Nico è stato sballottato a destra e manca, ha trovato il Cholo che l’ha sempre apprezzato, l’Atletico Madrid è andato in corsia di sorpasso, l’ha consegnato a Simeone e non possiamo dire che i risultati siano stati deludenti. Di sicuro migliori di Torino bianconera, ci sono i testimoni oculari. Ma quando si avvertiva la necessità di mettere le mani in tasca o di aprire la cassaforte, l’Atletico ha giocato al risparmio chiedendo lo sconto, bene ha fatto la Juve a non scendere troppo sotto i 30 milioni. Sembrava un gioco tra bambini dispettosi, in realtà a Madrid hanno pensato di poter aspettare fino alla fine per ottenere un prezzo di saldo, mentre gli uomini di Carnevali hanno mantenuto la posizione di assoluta coerenza. E hanno messo Nico nuovamente a disposizione di Spalletti, con risultati eccellenti. Nico può giocare in tutti i ruoli offensivi, è stato tra i più brillanti delle prime cinque giornate, il suo orgoglio ha fatto la differenza come se fosse un nuovo “acquisto” piuttosto che l’investimento di due anni fa.

David, l’aria nuova e buona

Ma evidentemente Madrid e il Cholo erano nel destino della Juve. Prendete la storia di Jonathan David: mai pensato che fosse un attaccante scarso, l’ha dimostrato più volte nella sua carriera, dalle parti della Continassa hanno purtroppo visto la controfigura. Ma ci sarà un motivo, una spiegazione: arrivato ai tempi di Tudor, che sarebbe durato pochissimo, è andato a sbattere contro le teorie di Spalletti salito sul treno in corsa e amen. A un certo punto David non ha fatto più parte delle rotazioni, come se si trattasse di un appestato arrivato dal Canada senza un perché. La fiducia vale più di qualsiasi formula tattica, normale che la depressione calcistica prevalga su ogni cosa se ti fanno capire che non puntano più su di te. L’Atletico gli ha restituito la voglia, la speranza, i gol. L’aria nuova e buona ha rigenerato Jonathan, così abbiamo riscoperto un attaccante valido e competitivo. La Juve deve continuare a tifare per lui, più gol fa e più salirà la tentazione di mettere sul piatto quei 25 milioni necessari per il riscatto. Non sarebbero pochi, un brocco o presunto tale non vale così tanti soldi.

Belahyane rinasce

Una velocissima riflessione la merita Reda Belahyane, un vero talento ai tempi del Verona diventato un mistero fittissimo dopo il trasferimento alla Lazio. Ma c’è sempre una spiegazione che illumina: se tu preferisci utilizzare Patric davanti alla difesa, l’autostima diventa umiliazione e ti senti l’ultima ruota del carro. La rinascita di Belahyane ha una spiegazione elementare: in assenza di Rovella e Cataldi, è stato utilizzato e ha ritrovato il sapore pieno di un coinvolgimento che prima era semplicemente emarginazione.

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