Ferrari, il retroscena inedito su Binotto: ha cominciato con un altro sport

374

Ferrari, il retroscena inedito su Binotto: ha cominciato con un altro sport. Le confessioni del team principal di Maranello stupiscono tutti

Ferrari
La Ferrari ai box (Getty Images)

Tutto come aveva anticipato: Mattia Binotto era volato ad Austin per seguire dal muretto il weekend del GP delle Americhe, ma ora è rientrato a Maranello. Salterà per scelta sia la gara di Città del Messico che quella di Interlagos, sostituito da Laurent Mekies come team principal, ma c’è un motivo chiaro.

Mai come adesso è fondamentale seguire lo sviluppo della monoposto per la prossima stagione, che molti considerano un ‘anno zero’ per la Formula 1. In Ferrari stanno lavorando sodo, le ultime modifiche apportate alla SF21 hanno dato risultati importanti ma solo da febbraio sapremo se sarà la stagione del riscatto totale.

Intanto però Binotto, intervistato da ‘People’, ha svelato un retroscena del suo passato che in pochi conoscevano. il suo primo amore non sono stati i motori. “Se mi vedo come un leader? Penso di sì. Sin da quando ero molto giovane, anche quando giocavo a calcio, ero il capitano della squadra. Quello del leader è stato dunque un ruolo che ho sempre rivestito, sentendomi a mio agio”.

Mattia Binotto (Getty Images)

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE >>> Formula 1, l’accordo è ufficiale: Gran Premio confermato fino al 2025

Ferrari, il retroscena inedito su Binotto: il suo passato gli ha insegnato come guidare un gruppo

Mattia Binotto lavorava già in Ferrari, nel settore dei motoristi, prima di diventare il capo delle operazioni in pista. Poi è arrivata la promozione ad inizio 2019, quando il team ha concluso il suo rapporto con Maurizio Arrivabene che oggi è nel Cda della Juventus. E la sua prima stagione è stata molto positiva anche grazie all’esplosione di Charles Leclerc, anche se il 2020 è stato tutto da buttare.

Ferrari F1
La Ferrari di Charles Leclerc (Getty Images)

Ora si tratta di chiudere bene questo campionato, ma Binotto non trema. “Non credo che fossi un gran calciatore e non credo di essere un buon ingegnere. Penso però di poter supportare la Ferrari dal punto di vista della leadership. Credo che il paragone più appropriato sia quello del direttore d’orchestra. Non sono io a suonare ogni singolo strumento, ma sono colui il quale dà le opportunità a tutti di esprimere al massimo le loro potenzialità,. Non come singoli, ma come squadra”.