L’editoriale di De Paola: “Elkann, fai piazza pulita!”

C’è un gruppo di opinionisti che ha fatto dell’anti juventinità una professione. Fra questi, chi ha guai per denunce, chi vive all’estero per vantaggi fiscali, chi nutre rancore per ragioni personali. Il panorama è variegato. Simpatici da far invidia a Selvaggia Lucarelli. Si tratta di specialisti tele o radiocomandati pronti a riversare livore alla prima occasione. Intervengono esclusivamente contro la Juventus e, per questo motivo, risultano, fondamentalmente, inattendibili. Un abbaiare continuo, ripetitivo, attuato solo per aizzare gli animi. Gente ai margini della categoria per l’eccesso che urlano e il poco che propongono. Purtroppo costoro non fanno altro che erigere muri divisori allontanandosi dalla verità e facilitando la creazione di opposte fazioni. Succede sempre così. Prima un rivolo d’acqua con qualche tweet ipocritamente scandalizzato, poi un fiumiciattolo alimentato da facili coristi (se ne trovano a bizzeffe sui social), infine una cascata grazie al gregge che preme. Questo andazzo però non aiuta a capire e soprattutto non permette di sviluppare una critica scevra da appartenenze o simpatie. Alzi la mano chi ha capito con chiarezza che cosa accadrà alla Juve ora che anche la giustizia sportiva ha riaperto il fronte plusvalenze. Proviamo a fare un ragionamento con un minimo di rigore e senza inutili fughe in avanti. Il giudice Raffaele Cantone, appassionato seguace del Napoli, ebbe il coraggio di dire, davanti a un consesso universitario traboccante di professori ultrà partenopei, che lo scudetto del 2018 era stato “perso dal Napoli” e che “la Juve non può continuare a pagare per Calciopoli”. Due frasi emblematiche di un giudice che non ha mai nascosto le sue simpatie calcistiche. Soffermiamoci sul secondo concetto. È vero che la Juve non può continuare a pagare per Calciopoli, ma ci domandiamo anche che cosa sia stato fatto dal 2006 in poi dalla società bianconera per non alimentare speculazioni etiche. Nulla. Un problema clamorosamente sottovalutato e coperto dalla poderosa cavalcata dei nove scudetti consecutivi, ma culminato poi in altri inciampi assolutamente evitabili e dovuti alla tragica gestione delle ultime stagioni.

È del 2017 l’inibizione al presidente Andrea Agnelli per i rapporti non consentiti con i tifosi ultrà sulla vicenda biglietti. Niente di penalmente rilevante, ma ci vuole molto a comprendere che è profondamente sbagliato non fare attenzione a simili comportamenti? Anche un bambino capirebbe che sulla vicenda Suarez del 2020 andrebbe steso un velo pietoso. Il terzo “indizio” è la questione plusvalenze con le dimissioni forzate di tutto il Cda. Allarghiamo il campo. La Exor cassaforte della famiglia Agnelli ha un tesoretto di 65 miliardi da poter investire. Di recente la Juve aveva attinto sempre da quella fonte per ripianare le perdite con due aumenti di capitale per complessivi 700 milioni. Normalità con simili sostanze. Certo, la pandemia che ha travolto i conti bianconeri soprattutto dopo l’acquisto di Ronaldo ha cambiato le prospettive, ma per una società con una esagerata ricchezza alle spalle è proprio necessario ricorrere a mezzucci contabili? In proporzione è come risparmiare sulla mancia al ristorante. Ovviamente non ci permettiamo di anticipare sentenze e aspettiamo da garantisti il lavoro dei giudici, ma certe domande vanno poste. In questo momento un tifoso della Juve avrebbe bisogno di ricevere supporto su questo piano, come dicevamo, trascurato dalla società. Non sentirsi continuamente bersagliato da accuse infamanti e con il sospetto addosso su ogni partita. A fronte dei soliti latrati dei nemici appostati sulla riva del fiume, la reazione è, purtroppo, l’arroccamento su posizioni difensive a prescindere. Insomma la radicalizzazione dello scontro. È questa la colpa più grave della proprietà