ESCLUSIVA SI Gavillucci: “Cartellino blu? Io l’ho provato e può funzionare”

Arriva il cartellino blu nel mondo del calcio: negli scorsi giorni si è parlato dell'ultima novità che verrà introdotta gradualmente partendo dalle serie inferiori e poi, come sembra, nella FA Cup inglese, prima di sbarcare in caso di riscontri positivi su tutti i palcoscenici nazionali ed internazionali. 

In esclusiva per SPORTITALIA è intervenuto l'ex arbitro Claudio Gavillucci per parlarne ed anche per dire la sua in merito alle altre tematiche calde legate al mondo dei direttori di gara. Gavillucci, ritiratosi lo scorso giugno, attualmente è vicepresidente di una associazione che opera a livello internazionale nella formazione di giovani arbitri, la Referee Abroad.

Qual è la sua opinione sulla novità del cartellino blu?

"Vi sembrerà strano, ma io l'ho provato. Quando mi sono trasferito in Inghilterra, i primi mesi ho arbitrato nell'eccellenza inglese. Dal 2020 lì c'era il cosiddetto sin-bin già in atto, in fase sperimentale".

E che idea se ne è fatto?

"Sicuramente vanno fatte le dovute proporzioni perché il calcio professionistico è un'altra cosa, con un'altra velocità e differenti pressioni. Inoltre, la tipologia proposta mi sembra un po’ diversa poiché non si riferisce solo alle proteste, ma anche, ad esempio, ai falli tattici. Se una squadra dovesse rimanere in 10 per una sciocchezza di un giocatore che magari protesta in maniera più energica, ma non offensiva, o che fa un fallo evitando una chiara occasione da gol, ma non cattivo e quindi non mette a repentaglio l’incolumità dell’avversario, lo spettacolo sicuramente ne risentirebbe. Con il cartellino blu, solo per dieci minuti, la squadra avversaria avrebbe la possibilità di giocare in superiorità numerica, senza che la partita venga compromessa definitivamente. Oggi non esiste nel calcio una sanzione così".

Dunque la finalità è quella di non condizionare troppo le partite?

"Credo che l’intento sia questo. A volte capita che dopo pochi minuti un calciatore prenda  un rosso, e da lì in poi si assiste ad un assedio di una squadra ai danni dell'altra, dunque giocoforza lo spettacolo viene condizionato. Visto che il calcio  professionistico sta andando sempre più verso una spettacolarizzazione generale, credo che l’inserimento di queste regole assecondi questa tendenza". 

In che senso?

"Tutte le regole vanno nella direzione del voler facilitare i gol, lo spettacolo appunto a cui assiste il tifoso. Anche questa regola va in questo senso. Detto questo va capita una cosa".

Quale?

"Va visto se possa funzionare o meno nel calcio professionistico. Sarà una cosa sperimentale in FA Cup. Venendo dalla Serie A ho riflettuto su questa cosa, perché secondo me, un po' come accade in altri sport, ci sono situazioni nelle quali sarebbe più opportuno tirare fuori il giocatore lasciando la squadra in inferiorità numerica, solo per un tempo limitato  non condizionando quindi definitivamente il match". 

Parliamo solo di situazioni di protesta o fallo tattico, o potrebbe riguardare anche situazioni di doppio giallo per falli non "cattivi", come successo a Simeone in Supercoppa contro l'Inter?

"In quel caso non lo ritengo opportuno, perché il cartellino giallo, e’ già un avvertimento.  Dunque dare una terza possibilità ad una persona che ne ha già ricevuti due lo vedrei esagerato. Il cartellino blu invece va ad interporsi ed in alcuni casi a sostituire le due sanzioni. Se dovessi identificarla in una fattispecie, potrebbe sostituire il cartellino rosso per un espulsione a fronte di una protesta plateale, ma non offensiva, oppure quello giallo per un trattenuta che interrompe un importante azione da gol".

Ci racconta come lo usava in Inghilterra?

"In Inghilterra io l’ usavo per la prima fattispecie e mandavo il giocatore in questione in “sin-bin”, così che lui aveva l'occasione di stare seduto a riflettere, smorzare gli animi, rientrare in campo e così non rovinare un intero match. Ricordo l'episodio di Pandev in Napoli-Juve, sempre in Supercoppa, quando venne espulso per proteste  prima dei supplementari. Ecco quello potrebbe essere un esempio in cui il cartellino blu sarebbe potuto essere utilizzato. Tutto questo però non deve far cadere in un altro errore".

Quale?

"Il cartellino blu non va a sostituire il rosso per punite giocatori violenti o che offendono il direttore di gara, perché in quel caso è giusto che finiscano lì la loro partita. Il cartellino blu rimane un deterrente per quella tipologia di falli che possono rappresentare una occasione da gol, oltre che per le proteste meno gravi".

Che idea si è fatto delle polemiche scaturite dall'intervista fatta da Le Iene ad un arbitro rimasto anonimo?

"Come ho già risposto a molti suoi colleghi non vorrei esprimermi sull'argomento perché ho già detto e scritto molto, e quindi le mie idee e la mia posizione è chiara. Ritengo  che ridurre un problema importante come quello dell’inquadramento contrattuale degli arbitri, della situazione politica e dell’autonomia dell’Aia in una trasmissione televisiva che, per ovvi motivi di palinsesto, ci dedica pochi minuti non vada bene. Nel senso: non si può ridurre a così poco spazio una situazione che merita molta più attenzione. Questo è Il motivo principale per cui ho scritto sul mio libro "L'Uomo Nero – le verità di un Arbitro scomodo" oltre 200 pagine sull'argomento: lì ho cercato (e per alcuni aspetti penso di essere riuscito) di spiegare e risolvere problematiche che affliggono l’Aia e che purtroppo, a sentire l’arbitro incappucciato, ancora sembrano poter persistere".

Dunque non le è piaciuto l'intervento per modalità e contenuti?

"Non esprimo un giudizio su quello che è stato detto, anche perché sono fuori da ormai 5 anni e non conosco più bene i meccanismi interni. Devo dire che su alcune situazioni tecniche mostrate non sono d'accordo. Anche la modalità non la condivido. Io ci ho messo la faccia: è vero che le situazioni possono essere differenti perché lui è ancora dentro, però se le cose che vengono dette sono sostenute da prove io penso che nessuno debba avere paura di nascondere niente".

Siamo in Italia e le polemiche ci sono sempre. Ma è stupito dalla quantità di discussioni sollevate quest'anno dalle decisioni arbitrali, che hanno riguardato prima una e poi l'altra squadra?

"Diciamo che quest'anno non è stato uno dei migliori che io ricordi. Fino ad oggi purtroppo ci sono state tante polemiche dettate dalla difformità di giudizio su episodi molto simili. È questo forse l'aspetto che secondo me crea più confusione".

Ci spieghi.

"Dall'inizio del campionato le polemiche più grosse sono state accomunate dal fatto che all'interno della stessa partita, giornata o della stessa stagione non ci sia stata uniformità di giudizio di fronte a casi simili. Questa disparità di giudizio manda in tilt giocatori, allenatori, giornalisti e soprattutto i tifosi. L’uniformità di giudizio per gli arbitri è forse la cosa più complicata da trovare, ma sicuramente la più importante. Perché la stessa cosa viene o non viene fischiata allo stesso modo? Da questa domanda nascono i problemi, che vanno al di là del colore della maglia come diceva lei. Il lavoro che devono fare i miei ex colleghi insieme al designatore Rocchi secondo me va proprio in questo senso, trovare un’uniformità di giudizio, che renda più comprensibile e lineare a chi guarda le partite la linea d’intervento dell’arbitro".