Bella vero? L’ideale per motivarsi a inizio giornata, caffè sul tavolo tra uno scroll e l’altro sul cellulare. Da sempre attribuita (erroneamente) ad Albert Einstein, sarebbe perfetta pure per la SSC Napoli. “Il Napoli non ha le strutture per vincere, ma non lo sa e vince lo stesso”: che dite, suona bene? Chiedetelo a Conte e Spalletti.
Chiariamoci, ci sono fatti che sono fatti e per questo innegabili. Gli azzurri, sotto il profilo delle strutture in senso classico, non sono nemmeno paragonabili a quelle che storicamente definiamo “big”. Prendiamo ad esempio il centro sportivo: la Juve alla Continassa ha 4 campi in superficie naturale ed è proprietaria di un centro che si estende per quasi 6 ettari.

Castel Volturno
Milano, Pinetina: 5 campi regolamentari in erba naturale, uno di essi è copribile con una tensostruttura mobile. Napoli (Caserta in realtà), centro sportivo di Castel Volturno: 3 campi regolamentari in erba naturale, proprietà privata che affitta la struttura alla squadra di azzurra, che quando va in ritiro deve scegliere location diverse.
Il progetto ADL
Ma se invece la struttura comprendesse anche altro? Se per struttura si intendesse il modello di business, quale sarebbe la situazione?
ADL ha fatto una scelta decisa già agli albori della sua epopea azzurra. Serviva una società snella, i cui processi decisionali fossero rapidi. Finanche le procedure di ammortamento dei cartellini nei vari bilanci, così alte nei primi anni dopo l’acquisto di un calciatore, erano un manifesto d’intento: qui bisogna sostenersi innanzitutto, fare plusvalenze grosse (e vere, soprattutto). Soltanto da qualche anno l’organigramma societario ha preso a rimpinguarsi nel numero di figure al lavoro per il club (a ragion veduta, e con lo zampino di Conte ben visibile).
Le maglie? Il Napoli se le produce da solo. Oggi è diverso (e infatti soprattutto per il centro sportivo il modello di business guarda alla patrimonializzazione del club), ma fino all’altro ieri, non ha mai avuto un immediato risvolto economico “immobiliarizzare” il club, né con un centro sportivo, né con lo stadio. Meglio restare con una grande disponibilità in cassa, per affrontare quelle che sono le insidie che una stagione storta può presentare.
La struttura societaria Napoli
Altro che il volo del calabrone, qui siamo al formaggio svizzero di James Reason. Secondo lo psicologo britannico un sistema può essere definito come una pila di fette di formaggio svizzero. Sarà possibile arrivare al fondo solo se si dovesse trovare un punto nel quale tutte le fette presentano un foro nello stesso punto. Le “fette” rappresentano le difese del sistema. I “buchi” sono invece i difetti del sistema stesso, l’assenza di meccanismi di controllo che possono determinare, insieme ad altre carenze, ad un evento avverso.
Ecco, può capitare, come nel 2024, che vada proprio tutto storto, ed allora arrivi una stagione dove la mano affondi fino al fondo del piatto. Ma per il resto, con la sua struttura societaria flessibile, il Napoli ha dimostrato non solo di poter vincere, ma di offrire un modello di business credibile all’interno del contesto calcistico italiano che spesso difetta di credibilità in primis. Con buona pace di Conte e Spalletti.






