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Inter-Napoli, Conte vs Chivu: la guerra dei mondi

Il calcio è uno sport di squadra, ma sono i duelli a volte a fare la differenza.

Tra i tanti che vedremo durante Inter-Napoli, c’è quello forse più affascinante di tutti, tra i due allenatori. Da un lato il Napoli di Antonio Conte, che dopo le metamorfosi di quest’anno, si presenta a Milano con la difesa 3, il centrocampo a 2 e la punta centrale che viene incontro e attacca lo spazio (quasi) con la stessa naturalezza. Il resto lo fanno il sovraccarico e i continui scambi sulla corsia di destra (ma che gol è stato il 2-2 targato Di Lorenzo contro il Verona?) e gli 1 contro 1 dei “trequartisti” (non c’è Neres, malasuerte).

Come arriva l’Inter

Dall’altro lato l’unica squadra più forte e che gioca meglio del Napoli stesso: l’Inter di Chivu è una squadra dal grande tasso tecnico e fisico, asfissiante in fase difensiva (che pressing ordinato) e letale in quella offensiva. Volete l’ampiezza di gioco? E Chivu vi dà l’ampiezza. Volete il palleggio chirurgico e rapido fino all’area avversaria? C’è anche quello, oltre a tanto altro.

Ciò che impressiona dell’Inter è la varietà di soluzioni che ogni calciatore ha a disposizione nei vari momenti di gioco.

Le differenze Conte-Chivu

Ma la differenza tra i due allenatori non è solo tecnica. Il salentino è fiero rappresentante dei “condottieri” della panchina: cavalieri disposti a mettersi davanti a tutto e tutti per far da scudo alla propria squadra, che certo può esser pungolata, ma state certi che i fari saranno puntati sempre più sui vari Allegri, Sarri, Mourinho (e lo stesso Conte) che su altri problemi.

Il nuovo che avanza invece è figlio del suo tempo: la comunicazione si fa dialogo, sempre e ovunque, la leadership è condivisa. Chivu come Agamennone: primo tra pari. E non è il solo: anche De Rossi è esempio lampante della nuova scuola di pensiero.

Le polemiche del passato

E cosa succede quando due mondi diversi si incrociano? Se siete fan di Stranger Things un’idea ce l’avete. Per gli altri un piccolo remind. Parma, 18 maggio 2025: saranno i nervi, sarà la tensione, ma entrambi gli allenatori, per ragioni mai chiarite, si fanno espellere dopo uno scambio di “attenzioni” tra le panchine. Dimaro, 18 luglio 25: Antonio Conte sorridente dice che lo slogan per quest’anno è “amma faticà, cchiù assaje”.

Qualcuno ci prova anche con Chivu in conferenza stampa, 3 giorni dopo, ma la risposta è perentoria: “Niente slogan, grazie”. Passiamo al 25 ottobre 2025: Marotta si lamenta dell’arbitraggio di Napoli-Inter, Conte non ci sta e afferma “non ho mai chiesto ai miei presidenti di fare il papà. Così sminuisce anche il tecnico, io mi sono sempre difeso da solo”.

Chivu scelse di non replicare: “Io non piango, non verrò mai a lamentarmi perché ho una dignità e un approccio diverso. Sprechiamo troppe energie”.
“Non esiste il confronto Chivu-Conte”: ha dichiarato il rumeno in conferenza stampa alla vigilia della gara. Vero, sono i calciatori gli interpreti, sui tabellini ci finiscono i loro nomi.

Lo scenario

Ma non è mero esercizio retorico notare come non solo il posticipo della 20ª sia il confronto tra due sistemi di gioco totalmente diversi, ma che questo stesso duello rappresenti il faccia a faccia tra due filosofie di vita (calcistica) assolutamente contrapposte. E per questo meritevole di narrazione.

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