Sarebbe troppo facile oggi commentare la vittoria nel Derby in toni lusinghieri. La verità è che i commenti bisogna farli prima, perché dopo è troppo semplice: una settimana fa avevamo parlato di scudetto regalato e il campo non ha fatto altro che confermare questa realtà al 100%.
Regalato da chi? É una domanda tendenziosa, che apre a più risposte, ma che chi legge conosce già senza bisogno di ripeterle. Ecco perché è meglio passare oltre: l’Inter vincerà il campionato e chi dice diversamente lo fa solo per ridare al successo di Chivu un’epica ormai completamente persa dall’andamento reale della stagione nerazzurra. É la vecchia narrazione di regime, che ormai però sta iniziando a perdere colpi, anche e soprattutto in campo.

Una svolta necessaria per il futuro
A maggior ragione, per l’anno prossimo serve una svolta: l’annata 2025/26 dovrebbe far venire appetito (e rimpianti) a chi ha veramente voglia di vincere. C’è la possibilità di infilarsi in un vuoto di potere importante e di cambiare i prossimi 5 anni di calcio italiano: chi la coglie per primo, ne avrà enormi benefici, mentre chi rimane a piedi ancora una volta, non riuscirà più a salire sul carro in corsa. Un uomo di calcio scafato come Massimiliano Allegri ha capito molto bene la situazione e per questo ha fatto, sta facendo e farà il Diavolo a quattro per giocarsi le sue carte con una sterzata decisa al progetto, che porti il Milan a fare un passo in avanti.
Il dubbio sul centravanti
É veramente Moise Kean il nome giusto per questa strada? Ni. Intendiamoci: l’attaccante della Fiorentina è un giocatore forte e funzionale, potenzialmente ancora in grado di fare ulteriori passi in avanti nella sua carriera. Ma se si cercano certezze, come un ruolo delicato come quello del centravanti impone, forse sarebbe meglio passare oltre, specie se le valutazioni economiche fossero importanti. Per essere chiari: Kean è un finto giovane, visto che ha un anno in più di Santiago Gimenez. E rispetto al messicano ha segnato 11 gol in 46 presenze in campo europeo, contro i 14 in 35 presenze di Santi: fate voi le vostre valutazioni.
Ecco perché, piuttosto che agitare la bandiera di “più potere all’allenatore”, i Milanisti dovrebbero semplicemente chiedere a gran voce un Milan davvero forte. Con giocatori di valore, affermati, solidi. Condividisi anche dall’allenatore, certamente, ma non necessariamente scelti solo da lui: a ognuno il suo lavoro… un imperativo da ricordare tanto alle stanze del quarto piano di Casa Milan, quanto a quelle di Milanello. Lavorare tutti insieme per tornare quello che il Milan è nella storia del calcio: la missione è tracciata – anche nelle recenti parole di Ibra alla CBS. Non resta che metterla in pratica al più presto.