Non è un calciatore che si racconta volentieri: Kenan Yildiz è uno che preferisce farsi scoprire. A vent’anni, la sua parabola alla Juve è il trionfo della normalità in un mondo che spesso normale non è.
Tra i corridoi della Continassa e i ricordi dei suoi primi allenatori, emerge il profilo di un talento che ha scelto il lavoro silenzioso al posto dei riflettori facili. Dal settore giovanile, all’ascesa rapida alla Primavera, vissuta fianco a fianco con l’amico Dean Huijsen, fino alla consacrazione in prima squadra, senza mai dimenticare la sua formazione tra Germania e Turchia: “Dopo la scuola prendevo la borsa e andavo ad allenarmi. Tornavamo la sera tardi. Sempre”, svela ai microfoni de Il Corriere dello Sport.

Yildiz tra presente e futuro alla Juve
Faccia a faccia con il direttore Ivan Zazzaroni: davanti a un’onesta ammissione di colpa per un giudizio affrettato (“Scusa, ho avuto troppa fretta nel giudicarti”), il turco ha risposto con semplicità: “Non c’è problema. Era un’opinione. I giornalisti fanno questo. Nessuno mantiene lo stesso livello per 50 partite. È sempre un up and down”.
L’addio al Bayern
Nonostante le radici nel Bayern Monaco, Yildiz è sbocciato a Torino: “Non mi davano fiducia? Non era una questione di soldi. Non sentivo fiducia. C’era sempre qualcuno considerato migliore di me. Qui sto benissimo. È sempre stata la mia prima scelta. Il mio futuro è qui”.
🗞Yildiz esclusivo: domani l’intervista al Corriere dello Sport
L’asso della Juventus si racconta al direttore Ivan Zazzaroni: un appuntamento da non perdere in edicola e sul sito mercoledì 18 marzo#corrieredellosport #yildiz pic.twitter.com/kozXU2dumk
— Corriere dello Sport (@CorSport) March 17, 2026
Il paragone con Del Piero e l’importanza di Allegri e Spalletti
Su Del Piero: “Non mi piacciono questi confronti. Lui è una leggenda. Io ho appena cominciato. Non mi piace questo genere di paragone perché io ho appena cominciato mentre lui è una leggenda mondiale, fa parte della storia della Juve e del calcio… Voglio costruirmi una storia tutta mia, lasciare qualcosa di mio”.
Yildiz centrale anche nella Turchia di Vincenzo Montella sottolinea l’importanza di Luciano Spalletti, che lo ha definito “Il nuovo principe del calcio” e di Massimiliano Allegri: “Durante un’esultanza gli ho accarezzato la testa… era bella da toccare. È un grande tecnico e un uomo speciale. Max? Gli devo tanto, tutta questa vita, per come è cominciata”.