L’eredità di Ausilio: un successore ed un capitano blindato

Lo spirito di appartenenza e l’orgoglio di rappresentare un ruolo, oltre ai propri colori.

Chiunque abbia avuto a che fare con l’ormai ex Direttore Sportivo dell’Inter Piero Ausilio ha ben chiaro l’approccio che lo ha sempre caratterizzato in relazione ad ogni trattativa, riuscita o fallita che fosse.

L’impronta di Ausilio e il suo modo di intendere il ruolo

L’impronta era sempre quella di non piegarsi a richieste economiche particolari, o a cambi repentini delle condizioni concordate per provare a spuntare contratti o commissioni migliori. Anche per questo motivo, nei momenti di massima bagarre, e non sono mancati in 28 anni vissuti sulla cresta del mercato, c’era la sensazione che una possibile mancanza di rispetto nei confronti della società nerazzurra sarebbe stata letta in una maniera inequivocabile e coerente, sempre la stessa.

“Se ha anche solo un dubbio sulla sua scelta, nel momento in cui lo chiama l’Inter, xyz non deve vestire la maglia dell’Inter”. Un assunto assimilabile a qualsiasi calciatore o procuratore si sia trovato in condizioni analoghe a quelle descritte qualche riga fa. Un’intransigenza che Ausilio ha applicato a tutte le situazioni, perché immutabile è stata la sua percezione del ruolo che stava ricoprendo, soprattutto dopo essere riuscito con il suo gruppo di lavoro a tirare fuori il club dalle sabbie mobili economiche nelle quali era rimasto incagliato tra i vari cambi di proprietà che lo hanno caratterizzato dall’addio di Massimo Moratti in poi.

Un complemento ideale per la gestione illuminata che perde il suo braccio armato e stratega dei momenti più tesi, con il classico epilogo della costruzione di una squadra che, piacesse o meno, è sempre stata competitiva per provare a lottare per ogni traguardo.

Dario Baccin, l’eredità destinata a essere raccolta

Un’eredità destinata ad essere raccolta da un professionista, Dario Baccin, che Ausilio stesso ha voluto con forza in nerazzurro, strappandolo alla corte che all’epoca stava predisponendo la Juventus, e contando sullo stesso DNA nerazzurro sul quale il club ha deciso di puntare per raccogliere e portare avanti un percorso che, paradossalmente, può vivere i suoi momenti più esaltanti senza uno dei professionisti che ha principalmente contribuito a renderlo possibile.

Lautaro Martinez e il retroscena del Barcellona

Un retroscena che spiega bene quanto sin qui descritto lo ha raccontato Lautaro Martinez, raccontando come la corte del Barcellona nei suoi confronti fosse assolutamente reale. Un tentativo nato sottotraccia, sfruttando il lavoro ai fianchi del club catalano con il suo rappresentante, ma che non ha colto l’Inter di sorpresa.

Al punto che, quando c’è stato (perché c’è stato) un contatto diretto tra i piani altissimi delle due società, il club nerazzurro si è trovato preparato al punto da poter liquidare la vicenda con un rispettoso ma fermo “Grazie, ma non ci pensiamo nemmeno”.

Con buona pace di tutti gli attori coinvolti, e con il placet dello stesso Lautaro Martinez, che ha sottolineato con i fatti e con le parole quello spirito di appartenenza di cui abbiamo parlato in apertura, e che certamente qualcuno gli avrà trasmesso.

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