Cesc la vie

Cesc Fabregas e il Como hanno creato un capolavoro che non è affatto casuale e, probabilmente, sarà destinato a durare nel tempo. Tutto ciò che di stupendo sta accadendo intorno al club fa parte di un processo di crescita in tutti i settori della società stessa, e i risultati brillanti oltre alla riconoscibilità globale sono quasi una logica (o naturale) conseguenza.

Il capolavoro di Fabregas e del Como

Calcisticamente uno dei laboratori più interessanti e intriganti d’Europa è proprio il Sinigaglia, unico stadio in Italia per cui vale la pena pagare il prezzo del biglietto per godersi lo spettacolo. Anzi, in Italia per dirla tutta sono due. Perché oltre al Como c’è la Roma di Gian Piero Gasperini, bella davvero e soprattutto antagonista credibilissima dell’Inter per il primo posto. La prima in Champions League, tornando al Como, non è stata solamente indimenticabile ma un biglietto da visita da presentare ai partecipanti. E probabilmente l’ulteriore step che serviva per alzare ancor di più il livello di una squadra matura, consapevole e piena di talento.

Il talento il Como se lo è andato a cercare in giro per l’Europa. Quando ha capito che i colpi da copertina erano utili solamente per il merchandising (ma fino a un certo punto) si è mossa per tempo garantendosi i vari Diao, Butez, Baturina, Douvikas, Nico Paz e Da Cunha. Perfetti sconosciuti prima di allora, o comunque non celebri al grande pubblico. Il calcio si fa così, anche quando si hanno risorse pressoché illimitate. Il calcio, e non solo, è fatto di step. Di passaggi, di gradini, di tappe che non devono essere bruciate. Fabregas, a oggi, è il miglior allenatore del campionato italiano. Poco da dire. Per lui parlano i risultati e le prospettive anche in questa stagione. Non solo: basta guardare la valorizzazione dei suoi calciatori per capire che il suo, sin qui, è stato un lavoro eccellente.

Pisacane e un Cagliari da tenere d’occhio

Non occupa le prime pagine e mediaticamente non sta avendo il giusto riconoscimento, però un altro allenatore che nel silenzio sta lasciando una traccia molto interessante è Fabio Pisacane. I suoi passaggi e il percorso dimostrano una certa intelligenza: il settore giovanile, la Primavera, l’opportunità di iniziare partendo dal basso. Dove si può sperimentare e sbagliare. Poi il salto in prima squadra e una bella (e non scontata) salvezza senza troppi patemi. Giusto per un rapido rewind, la partita in cui ha dimostrato di avere coraggio e saper leggere bene i match è stata quella della scorsa stagione a Cremona. Sbaglia le scelte iniziali, va sotto di 2, cambia tutto con coraggio e la rimette in bolla. In un momento non semplice e durante una partita che valeva tantissimo. Quest’anno, nonostante qualche proposta, ha deciso di restare nella sua comfort zone per provare qualcosa di diverso. E crescere ancora insieme ai suoi calciatori. Occhio perché il Cagliari, mai con in questa Serie A, è un mix super interessante di giovani, giovanissimi ed esperti. A differenza di altri acclamati pur senza aver dimostrato ancora nulla da quelle parti c’è un signor centrocampista, cioè Romano. Lui si che è un giovanissimo brillante e di prospettiva. Insieme a lui il Cagliari in prima squadra ha portato diversi calciatori del proprio settore giovanile. C’è chi ne parla e basta, e chi lo fa realmente.

Fiorentina e Venezia, i primi verdetti del campo

Il progetto di Fabio Paratici a Firenze è durato appena 3 giornate. Via Grosso dentro Paolo Vanoli, cioè l’allenatore che nella passata stagione non era stato confermato perché l’idea era quella di prenderne un altro per aprire un ciclo diverso. Tutto e il contrario di tutto, con in mezzo una barca di milioni investiti. Se bene o male lo dirà il campo, che qualcosa lo ha già detto. A Venezia però la prima è stata positiva. Appunto, la prima: meglio non fidarsi e aspettare altri test e partite per comprendere la reale consistenza della Fiorentina e delle scelte del suo manager principale.

A proposito di Venezia: la qualità c’è, per carità. Ma pensare di salvarsi solo ed esclusivamente provando a dominare il gioco contro tutto e tutti forse è un filino azzardato. Il centrocampo è un velo, la difesa logicamente ne risente e sbanda paurosamente. In generale la squadra dà la sensazione di essere leggera, forse un po’ troppo. E anche qui in estate non si è badato a spese. Chissà che i vari milioni sono stati investiti nel modo giusto.

 

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