Juve, siamo nell’anticiclo: ammettere la crisi è il primo passo per uscirne

La Juventus attraversa il primo momento di crisi: il ko col Sassuolo evidenzia superficialità, scelte sbagliate e poca lucidità. Serve reagire subitoChiamiamola con il suo nome. Senza processi, senza drammi, ma anche senza nascondersi dietro le attenuanti: la Juventus è entrata in un anticiclo.

Un momento nel quale molte cose sembrano girare nella direzione opposta a quella desiderata. Gli infortuni aumentano, i centravanti non segnano, gli episodi non aiutano e anche quando riesci a rimettere in piedi una partita quasi persa trovi il modo di perderla nuovamente con il gol dell’ex.

Sicuramente non è un buon momento, ma sarebbe pericoloso attribuire tutto alla sfortuna perché il 3-2 del Mapei Stadium è soprattutto figlio di errori juventini.

Ammettere la crisi non significa arrendersi

La parola crisi nel calcio viene spesso utilizzata troppo facilmente, in questo caso non significa che la stagione sia compromessa o che tutto ciò che è stato costruito non funzioni, significa semplicemente riconoscere che la Juventus oggi e da troppi anni è dentro una fase negativa, riconoscerlo è il primo passo per uscirne, agendo con umiltà, quella che non ha avuto la Juventus a Sassuolo.

Negarlo sarebbe molto più pericoloso, Spalletti aveva chiesto zero alibi alla vigilia, una posizione corretta e deve valere ancora di più adesso.

Gli assenti pesano, è vero, perdere contemporaneamente giocatori importanti modifica inevitabilmente qualità e possibilità di scelte, ma le assenze non spiegano quello che è successo dopo il 2-2.

A Sassuolo troppa superficialità

La parola che preoccupa maggiormente è superficialità, la Juventus era riuscita per due volte a recuperare una partita complicatissima, Zhegrova aveva segnato il 2-2 nel recupero, a quel punto mancavano pochissimi minuti, una squadra matura avrebbe dovuto guardarsi negli occhi e comprendere la situazione, invece è successo l’esatto contrario, tutti avanti, otto giocatori sopra la linea della palla, possesso gestito male, pallone perso, campo spalancato e gol.

Spalletti ha ammesso l’errore.

Va riconosciuto al tecnico un merito: non si è nascosto, ha ammesso di avere stimolato i propri giocatori a cercare la vittoria e ha utilizzato una frase che fotografa perfettamente quello che è successo: «Abbiamo perso la ragione». È esattamente questo il problema, una grande squadra non deve soltanto avere il coraggio di provare a vincere, deve capire come vincere, ma soprattutto deve capire quando il rischio supera il possibile beneficio. Sul 2-2, dopo essere stati due volte in svantaggio, non era necessario rinunciare ad attaccare, era necessario farlo con criterio.

Non è il pareggio che devi difendere, è l’equilibrio.

Qualcuno potrebbe obiettare: la Juventus deve sempre provare a vincere, assolutamente sì, ma cercare la vittoria non significa mandare otto uomini davanti alla palla, quello non è coraggio, è perdita di equilibrio. Le grandi squadre attaccano anche al 94′, ma mentre attaccano sanno già cosa fare se perdono il pallone, la Juventus contro il Sassuolo non lo sapeva, è questo l’aspetto sul quale Spalletti deve lavorare maggiormente.

Non bisogna difendere il pareggio. Bisogna difendere l’equilibrio mentre si cerca la vittoria.

Anche alcune scelte devono essere analizzate.

Poi ci sono le decisioni tecniche. La coppia Douglas Luiz-Koopmeiners non ha dato alla squadra il governo che serviva in mezzo al campo, Kolo Muani continua a non trovare il gol.

L’inserimento di Woltemade accanto al francese ha aumentato il numero degli attaccanti senza necessariamente aumentare la pericolosità, dietro sono arrivati errori individuali e collettivi con Lucumì che è apparso macchinoso, Bremer che ha vissuto una serata molto complicata e Kalulu si è fatto sorprendere nell’azione del primo gol.

E poi manca qualcuno che dica: fermi tutti.

C’è infine un altro problema, quello della personalità. Sul 2-2 qualcuno avrebbe dovuto leggere la situazione indipendentemente dalle indicazioni provenienti dalla panchina, un giocatore esperto, un leader, uno capace di prendere il pallone e dire ai compagni: adesso ragioniamo. L’assenza di Locatelli pesa anche sotto questo aspetto, spesso criticato domenica si è sentita mancanza. Non soltanto per ciò che può dare tecnicamente, ma per la capacità di parlare, dirigere e conoscere determinati momenti, non ci sono alibi, le responsabilità devono essere assunte da chi gioca.

L’anticiclo si spezza con le scelte giuste.

Ed eccoci all’anticiclo con la serie infinita di contraddizioni e problemi: gli infortuni, Kolo Muani che non segna, Woltemade che deve ancora inserirsi, Adzic che segna proprio contro la Juventus, Zhegrova, vicino alla partenza durante il mercato, che diventa improvvisamente l’uomo capace di tenere in piedi la squadra.

Sembra quasi che ogni storia finisca per presentare il conto nel momento peggiore, ma gli anticicli non durano per sempre, sperano i tifosi bianconeri.

Soprattutto, non si spezzano aspettando che cambi il vento, si spezzano facendo scelte migliori.

Adesso serve una Juventus adulta

La sconfitta di Sassuolo può perfino diventare utile, a una condizione, che nessuno la consideri soltanto un incidente, il risultato può essere un incidente, la maniera in cui è arrivato no.

Spalletti deve ricostruire equilibrio, gerarchie e responsabilità, i giocatori devono comprendere che indossare la maglia della Juventus significa anche saper leggere le partite, la società dovrà valutare se questa rosa abbia davvero tutti gli strumenti necessari per attraversare momenti del genere e cosa manca per ruoli o personalità.

Sì, la Juventus è entrata in un anticiclo. Ammetterlo non significa essere pessimisti. Significa essere lucidi.

Questa Juventus, per uscire dalla crisi, deve cominciare proprio da lì: meno superficialità, più equilibrio e soprattutto molte più scelte giuste nei momenti che decidono le partite, cominciando a giocare ogni partita con grande umiltà, acquisendo sicurezza e poi pensando solo dopo ad alzare l’asticella.

 

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