Il problema del Milan non è il pareggio contro la Lazio. Il problema del Milan è continuare a voler raccontare un Milan diverso da quello che vediamo.
Quando la comunicazione prende una strada e il campo ne prende un’altra, prima o poi il conto arriva. Ruben Amorim sará pure un allenatore bravo, preparato, con idee interessanti. Nessuno lo mette in discussione dopo quattro giornate e sarebbe folle farlo. Ma proprio perché è bravo deve capire velocemente dove è arrivato. Magari aiutato da una critica meno compiacente. Il Milan non ha bisogno di essere difeso a prescindere. Non ha bisogno di sentirsi raccontare che tutto fa parte di un percorso, che serve tempo, che le intenzioni sono quelle giuste e che qualcuno non vedeva l’ora di vederlo inciampare. Il Milan ha bisogno di tornare a essere il Milan.

Il problema del Milan nasce sopra Amorim
Il vero limite di questo Milan continua a essere la mancanza di una catena di comando chiara e percepibile. Al di là di Cardinale, sarebbe opportuno individuare responsabili in grado di determinare a chi spettino le decisioni. Chi detta la linea? Chi protegge l’allenatore e, quando serve, chi lo corregge?
In una grande società i ruoli devono essere definiti non soltanto negli organigrammi, ma soprattutto nella quotidianità. Deve esserci qualcuno che decide, qualcuno che esegue e qualcuno che risponde delle decisioni prese.
Il Milan, invece, continua troppo spesso a dare l’impressione di essere una società nella quale tutti hanno una parte di responsabilità e proprio per questo diventa difficile capire chi abbia davvero la responsabilità finale: e questo inevitabilmente arriva fino all’allenatore. Amorim dovrebbe essere messo nelle condizioni di allenare. E magari anche di essere richiamato quando la comunicazione supera ciò che il campo sta dimostrando.
Il paragone con Fabregas e con il Como poteva essere liquidato in trenta secondi. Invece Amorim ha voluto marcare il territorio: siamo diversi, abbiamo la nostra identità, non copio nessuno, se volete giocare come il Como prendete l’allenatore del Como.
Tutto legittimo, ma prima di rivendicare così fortemente la propria identità sarebbe opportuno mostrarla con continuità sul campo.
Amorim parla di identità, ma il Milan continua a regalare pezzi di partita
Non è nemmeno una questione di modulo. Sarebbe troppo semplice ridurre tutto alla tattica. Il problema è l’interpretazione delle partite: questo Milan, per atteggiamento, continua ad assomigliare pericolosamente a quello dello scorso anno. Cambiano gli uomini, cambia l’allenatore, cambiano alcune idee, ma resta quella sensazione di una squadra capace di accendersi e spegnersi senza un motivo apparente. Come a Roma, dove ha letteralmente m regalato un tempo alla Lazio.
La reazione del secondo tempo è un merito. Ma non può diventare l’alibi per dimenticare il primo. Anzi, è esattamente il contrario.
Se nel secondo tempo riesci a cambiare completamente faccia significa che determinate risorse le avevi, e allora diventa ancora più grave non averle mostrate prima, invece quando inizi a dire che qualcuno aspettava il tuo passo falso stai spostando il dibattito. E al Milan, oggi, non serve creare un nemico, ma piuttosto creare una squadra.
Gattuso ha costruito quello che al Milan ancora non si vede
La Lazio rappresenta paradossalmente l’esempio opposto. Gattuso lavora in una situazione ambientale tutt’altro che semplice. Eppure ha costruito una squadra riconoscibile. Può piacere oppure no. Può avere limiti e certamente ne avrà. Ma sai cosa vuole fare.
Frattesi è l’esempio più evidente. All’Inter era diventato quasi un caso permanente: gioca, non gioca, entra, segna, torna in panchina. Alla Lazio sembra rinato perché Gattuso gli ha costruito intorno un contesto nel quale può fare quello che sa fare meglio: attaccare gli spazi, arrivare dentro l’area, giocare in verticale, trasformare la sua aggressività in una risorsa. Questo significa allenare: non inventare un calciatore diverso, ma mettere quello che hai nelle condizioni migliori per rendere.
Ed è curioso che proprio Amorim, prima della partita, avesse riconosciuto alla Lazio un’identità chiara e indicato Frattesi come un acquisto perfettamente funzionale.
Per questo sarebbe sbagliato scaricare tutto su Amorim. L’allenatore ha responsabilità importanti e deve abbassare di qualche grado i toni della comunicazione, perché al Milan le lezioni di calcio si danno dopo averle mostrate sul campo e non durante le conferenze stampa.
Il Milan non deve copiare il Como. Amorim su questo ha ragione, ma prima di preoccuparsi di non sembrare il Como dovrebbe preoccuparsi di tornare a sembrare il Milan.
Perché oggi il rischio più grande non è copiare Fabregas. È continuare a copiare il Milan dello scorso anno.