Domani contro Gaston sarà il giorno d’esordio per Sinner. Le attese sono tante, ma è ancora Alcaraz a prendersi la scena: una mazzata per la volpe rossa.
La vigilia degli Australian Open 2026 si muove su un equilibrio sottile, fatto di certezze consolidate e di interrogativi ancora aperti. Domani, a Melbourne, toccherà a Jannik Sinner scendere in campo per l’esordio in uno Slam che negli ultimi anni ha smesso di essere una semplice tappa del calendario ed è diventato quasi una seconda casa. Le immagini delle finali vinte contro Daniil Medvedev nel 2024 e Alexander Zverev nel 2025 sono ancora vive, non solo per il valore tecnico di quei successi, ma per ciò che hanno rappresentato: il passaggio definitivo da promessa a leader del circuito.

Il 2026 si apre così con un peso specifico enorme sulle spalle dell’altoatesino. Vincere ancora in Australia significherebbe firmare un tris storico, ma soprattutto lanciare un messaggio chiaro nella corsa al ranking e nella rivalità che da due stagioni domina il tennis mondiale. In questo scenario, la scelta di Darren Cahill di restare nello staff è tutt’altro che un dettaglio. A fine 2025 il suo addio era stato dato quasi per scontato, invece la continuità ha rafforzato l’idea di un progetto stabile, solido, che non ha bisogno di rivoluzioni per rimanere competitivo. Sinner arriva a Melbourne con poche incognite e molte certezze, forte di una struttura tecnica che ha già dimostrato di funzionare nei momenti decisivi. Dall’altra parte del quadro, il principale rivale vive una vigilia molto diversa.
Carlos Alcaraz si presenta agli Australian Open con un grande obiettivo irrisolto: Melbourne resta l’unico Slam mancante in bacheca. Ma a rendere il tutto più complesso c’è l’assenza di Juan Carlos Ferrero, figura centrale nella sua crescita e nel suo percorso verso il numero uno del mondo. La separazione, arrivata durante l’offseason, ha spostato l’attenzione mediatica quasi esclusivamente sullo spagnolo, finendo per mettere Sinner in una posizione insolitamente defilata, almeno nel racconto che accompagna il torneo.
Doccia fredda Sinner, secondo Wilander è Alcaraz il migliore: “Lui come Federer”
A esplicitare questo cambio di prospettiva è stato Mats Wilander, che alla vigilia degli Australian Open non ha nascosto dove si concentri oggi il suo sguardo. Le parole dell’ex numero uno del mondo sono state nette: “È inutile girarci intorno, dopo quello che è successo tutte le attenzioni sono su Alcaraz e su come reagirà alla separazione da Ferrero. Un’attesa che dimostra quanto sia grande questo tennista”. Wilander è andato anche oltre, spingendosi su un piano quasi storico: “È il giocatore più importante che il tennis abbia avuto da molto tempo a questa parte. È quello che rende attraente questo sport. A parte lui e Federer non me ne vengono altri in mente”.

Parole che, inevitabilmente, caricano Alcaraz di aspettative enormi, ma che per Sinner suonano come un’esclusione. La separazione da Ferrero, secondo Wilander, può trasformarsi in una leva decisiva oppure in un boomerang. Senza dirlo esplicitamente, il messaggio è piuttosto chiaro: l’inizio del 2026 dirà molto su quanto lo spagnolo sia pronto a reggere il peso di un cambiamento così profondo. Ed è qui che il confronto con Sinner diventa ancora più interessante. L’azzurro arriva a Melbourne senza clamore, quasi in silenzio, ma con una solidità che oggi sembra rassicurante. Alcaraz catalizza l’attenzione, Sinner incarna la continuità. Due strade diverse, due pressioni opposte, un unico grande palcoscenico. Gli Australian Open diranno chi, davvero, è pronto a prendersi il 2026.






