Il difensore del Barcellona, Ronald Araujo ha confessato di aver sofferto di depressione. Il centrale si è aperto parlando della sua dura esperienza con la malattia nell’ultimo anno e di come si sente ora.
Il difensore del Barça si è aperto pubblicamente per la prima volta sul tema della salute mentale e ha raccontato quello che ha dovuto affrontare negli ultimi mesi. Ora però Araújo non si vuole più guardare indietro: “Mi sento diverso e ne sono felice“. Araujo parla per la prima volta pubblicamente della propria salute mentale dopo lo stop in seguito all’espulsione contro il Chelsea in Champions League. Il difensore si è aperto in una lunga intervista al Mundo Deportivo raccontando la sua difficile esperienza con la malattia.

Le parole di Araujo
Il difensore uruguaiano classe 1999, capitano della squadra allenata dal tedesco Hansi Flick, ha dichiarato in un’intervista al quotidiano catalano Mundo Deportivo: “Mi sento molto bene, penso di aver giocato una buona partita e sono anche riuscito a dare il mio contributo segnando un goal (il riferimento è alla gara vinta 2-1 contro l’Albacete in Copa del Rey lo scorso 3 febbraio, ndr), il che è stato molto positivo per me. Anche fisicamente mi sentivo forte. Ovviamente alla fine stanco, perché era da molto tempo che non giocavo così tanti minuti, ma nel complesso sono molto, molto felice“.
Il difensore continua: “Da Londra è cambiato parecchio perché ho imparato molto in questo periodo. Penso che sia stata la cosa giusta da fare dopo quella decisione che ho preso. Mi sento diverso e ne sono felice, perché mi sento più a mio agio, più felice. Posso godermi ciò che amo fare, cioè giocare a calcio, e questo mi aiuta molto. Sento che il peggio è passato e ora vedo le cose in modo diverso. Il periodo di pausa che mi sono preso è stato per una ragione, perché alla fine ho potuto lavorarci con dei professionisti, anche con la mia famiglia. E spiritualmente, che era ciò di cui avevo bisogno. Quindi penso che mi abbia fatto molto bene e oggi mi sento una persona completamente diversa“.
Ancora Araujo: “E’ stata una combinazione di fattori. Non stavo bene da molto tempo, forse più di un anno e mezzo. Cerchi di essere forte, forse per le tue radici, da dove vieni, inizi ad andare avanti, ma sentivo di non stare bene. Non solo per quanto riguarda il mio sport, ma anche nella mia famiglia e nella vita personale. Non mi sentivo me stesso ed è stato in quel momento che ho capito. Mi sono detto: “Sta succedendo qualcosa, devo alzare la mano e chiedere aiuto”. Sono il tipo di persona che tiene tutto dentro di sé, ma bisogna anche capire che ci sono professionisti che possono aiutarti e darti gli strumenti per gestire certe situazioni. Avevo bisogno di alzare la mano e dire che mi stava succedendo qualcosa per potermi riprendere“.
Finisce poi così: “Dopo l’espulsione sul momento, con l’adrenalina, scappi via. Ti senti triste, ma poi, quando la partita finisce, tutto ti crolla addosso. Mi sentivo già male, questa è la verità, ma per inerzia, cerchi di andare avanti e a volte hai bisogno di aiuto. Ho avuto a che fare con l’ansia per un anno e mezzo, che si è trasformata in depressione e giocavo così. Questo non aiuta, perché in campo non ti senti veramente te stesso. Sai quanto vali e cosa puoi dare in campo: Quando non mi sentivo bene, sapevo che qualcosa non andava. Quel giorno ho capito che era giunto il momento, che dovevo parlare con i professionisti e con la società perché potessero aiutarmi“.