Poche ore e si spegnerà anche la fiamma della XXV edizione dei Giochi Olimpici Invernali.
Gli azzurri in gara hanno ottimamente rappresentato il tricolore, conquistando il record di medaglie in una singola edizione (30). Ma c’erano anche altri azzurri, sempre col tricolore sul petto, ma qualche kilometro più a sud, alle prese con una personale Olimpiade.

Gli infortuni
C’è tutto, a partire dallo ski cross, che statisticamente è la disciplina con un tasso più alto di infortuni tra gli sport invernali. Ne sa qualcosa Antonio Conte, ancora oggi alle prese con assenze fondamentali che abbisognano di una spiegazione che vada oltre la casistica. Rrahmani infortunato per la terza volta in stagione, ma anche le assenze di Anguissa e McTominay restano avvolte in una coltre di indeterminatezza che solo una bufera ad alta quota sa regalare. Va comunque aggiunto che, nella tempesta, Antonio Conte ha saputo sempre variare e trovare diverse soluzioni, come il più esperto dei fondisti.
I numeri in casa
C’è il curling, o meglio, ci dovrebbe essere: Mosaner e Costantini hanno mostrato ancora una volta all’Italia intera cosa significa difendere “la casa”: per quel che riguarda lo stadio, almeno in Serie A, continua l’imbattibilità del Napoli in casa propria, ma se si guarda al dato globale, i gol incassati (25 in 25 partite), consegnano una dimensione della fase difensiva nettamente peggiorata rispetto alla stagione passata, dove la brigata Conte si è distinta come miglior difesa in Europa.
E dire che i partenopei sono quelli che concedono meno tiri in porta (72) ed in questa speciale classifica sono secondi solo all’Inter (71). Questione di momenti, e di lettura degli stessi: errori individuali pesano forse troppo, così come il conteggio dei rigori a sfavore (8).
Tra gli sport invernali quello ritenuto più costoso è solitamente il bob, dove un quattroposti può arrivare a costare anche 150.000 dollari: bruscolini se si pensano alle cifre del pallone. Con l’aggiunta che se un bob non ti piace, magari puoi anche renderlo indietro: non si è potuto fare lo stesso con Lucca o Non Lang.
Vergara e le sorprese stile Milano Cortina
Ma dell’aspetto economico (come sempre fondamentale), ne parleremo tra un secondo. Il tempo di guardare al ghiaccio dello short track, dove Antonio Vergara, novello Steven Bradbury, sta scalando posizioni anche nelle convocazioni di Gattuso, approfittando del fato (e degli inciampi altrui) come fece l’australiano nel 2002: c’è da sperare che il risultato finale possa essere lo stesso.
Perché nello sport non tutto è prevedibile, e sconfitta non è per forza sinonimo di fallimento: come Ghiotto e Vinatzer, anche il Napoli ha il dovere di tenere alta la concentrazione per conquistare un fondamentale posto in Champions League. Ma per farlo, serve apprendere ciò che queste Olimpiadi di Milano-Cortina ci hanno insegnato.
La sostenibilità
Non può essere un qualcosa da ignorare: player trading o investimenti strutturali, dipendere solo dai risultati di campo è pericoloso per chiunque. Inoltre, il concetto guida dei Giochi è l’armonia, che ha unito l’ambiente urbano di Milano a quello naturale delle Dolomiti e della Valtellina: fin troppo facile notale come l’unità comunicativa in questo caso sia un valore da salvaguardare. Indipendentemente da chi parla, staff tecnico o staff medico, accendere un faro nella bufera di cui prima. Infine, la gestione dell’eredità (o come dicono oggi, la legacy): Milano Cortina 2026 mira a lasciare un impatto positivo a lungo termine, lasciando una “eredità culturale” duratura, come dimostrato dai progetti artistici legati ai poster olimpici. Nel Napoli qual è il lascito di questa stagione? Ma ancor più propriamente, chi sarà l’erede? Colui che questa eredità dovrà amministrarla? Rispondere a questa domanda oggi, può fare la differenza domani, da qui al prossimo via mancano 4 mesi, non 4 anni.