Vincere o galleggiare nella mediocrità? La storia del Milan non si fa coi Retegui

É giusto essere chiari: la sconfitta di Roma ha chiuso prematuramente e in maniera definitiva la stagione, archiviandola per quella che è, cioè un’annata di transizione.

Guai a presentarla come una stagione positiva solo per la probabile qualificazione in Champions League o solo perché arrivata dopo lo scorso anno drammatico: lo scudetto del quarto posto non interessa a nessun tifoso e nessuna spiegazione di finanza calcistica farà mai cambiare idea a chi ha visto il Milan sul tetto del mondo. Altri tempi, é vero. Ma tra vincere la Champions e festeggiare di parteciparvi da comparsa, esistono diverse sfumature da non trascurare. Se questa proprietà vuole vincere coi fatti, é di fronte a un’occasione unica: l’Inter é in palese flessione e vincerà per mancanza di alternative, Napoli e Juve sono in situazioni caotiche. Vincere nel 2027 non sarebbe un’impresa impossibile: basterebbe volerlo, il che però non è così banale.

Una stagione da non raccontare come successo

Il tema del centravanti é la vera cartina tornasole delle ambizioni: dopo che nelle ultime due estati si è scelto di puntare su Morata e Nkunku, al terzo tentativo verrà finalmente scelto un numero 9 all’altezza della maglia che fu, se non di Marco Van Basten, almeno di Pippo Inzaghi e Olivier Giroud? I primi nomi sono da scremare: Moise Kean per esempio è una pista più “mediatica” che concreta, visto che a oggi, 19 marzo, non incontra assolutamente il favore dell’allenatore, né tatticamente né come profilo “di spogliatoio”.

Il nodo centravanti e le scelte di mercato

Mateo Retegui è un discorso in evoluzione, spinto dallo scenario geopolitico mondiale: chi vuole lasciare l’Arabia, deve mettere a lavorare duramente i suoi agenti per trovare una scappatoia che lo renda appetibile a livello finanziario. Tradotto: un Retegui a prezzo stracciato verrebbe valutato sicuramente da mezza Serie A, non solo dal Milan, proprio per via delle condizioni economiche vantaggiose. La domanda però da farsi è un’altra: Retegui, 3 gol in Champions League e 1 in Copa Sudamerica a 27 anni, é veramente più forte di Santiago Gimenez? I 25 gol dell’anno scorso hanno un asterisco enorme: Atalanta di Gasperini, un marchio di fabbrica che – a mio parere – dovrebbe essere sufficiente per guardare oltre, per evitare l’ennesimo buco nell’acqua.

Ambizioni o mediocrità: il bivio del Milan

Se nell’estate in cui Vlahovic e Lewandowski sono a parametro zero, dovesse arrivare l’ex attaccante di Tigre e Genoa (non esattamente City e Real Madrid), non faresti altro che certificare l’assenza di ambizioni e il crogiolarsi nella mediocrità dello stare a galla. É davvero questo il Milan che Red Bird vuole mostrare ai suoi investitori? Il campo é e deve rimanere il centro di ogni discorso, il motore unico di ogni investimento ed espansione: non c’è NBA che tenga per una squadra mediocre che rinuncia in partenza a vincere… Almeno: in Italia, funziona così e dopo tutti questi anni sarebbe il caso di capirlo.

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