Se vogliamo l’unico ricostituente che aiuti a non deprimersi totalmente è che anche nell’avventura precedente di Mancini ci vollero ben 6 partite per trovare una direzione, che poi progressivamente portò all’Europeo e alle 37 partite imbattuti consecutivamente.
E quella volta inoltre Mancini aveva iniziato con ben tre amichevoli – addirittura debuttando con l’Arabia Saudita – che gli permisero quantomeno di sbagliare senza particolari traumi. Stavolta invece sono subito match che contano, e contro squadre di livello come il Belgio, reduce dai Quarti di Finale del Mondiale, dove fu l’unica a segnare alla Spagna. Ma, a onor del vero, il Belgio al Mondiale ha imbroccato solo metà delle partite, rischiando l’eliminazione dall’Iran e dal Senegal, avendo un problema cronico sotto porta e non avendo ieri sera il suo uomo migliore, Doku.

Il secondo tempo non basta: la reazione dell’Italia
Le attenuanti finiscono qua. Per il resto è buio azzurro. C’è anche stata la reazione nella ripresa, è vero, dove abbiamo riequilibrato il computo delle occasioni in 11 a 8 per il Belgio, e nella fattispecie in 6 a 2 per noi nel Secondo Tempo, ma si dà il caso che anche così loro una delle due l’hanno realizzata, e soprattutto, essendo in vantaggio e con tutto il calcio che avevano già prodotto, ci sarebbe mancato altro che quantomeno non ci avessimo provato dopo l’intervallo.
La verità è che siamo stati una banda senza arte né parte: eccellenti in Donnarumma, che ha evitato l’umiliazione; sufficienti in avanti, dove quantomeno ci abbiamo provato; ma impresentabili a centrocampo, dove inaspettatamente i due uomini di maggiore qualità e carisma, Tonali/Barella, sono scomparsi sotto ogni aspetto e Romano non è stato semplicemente all’altezza; e disastrosi in difesa per capacità tecniche, atletiche e tattiche senza palla, con un Di Lorenzo impresentabile contro un dirimpettaio di corsa e tecnica.
Qualità, tattica e mentalità: il vero problema azzurro
Ma al di là dei singoli e dei reparti, è proprio lì il quadro che è deprimente: qualità infima, direzione confusa, ma nemmeno alcuna disciplina tattica o mentalità, con da ribadire l’abbacinante non gioco senza palla che ha esposto la difesa alle folate del Belgio senza alcun filtro.
Infine, lunari nel post-partita le dichiarazioni di Mancini, che ritiene il giudizio sulla prestazione ingeneroso. C’è da sperare che si tratti solo del fisiologico orgoglio a caldo di un uomo già di per sé molto orgoglioso, perché altrimenti ci sarebbe da farsi venire un sospetto anche sulla bontà della scelta in suo favore per la panchina.
Mancini e le prime scelte: la strada è ancora da trovare
Aveva preso tre decisioni Mancini: bene con Cambiaghi, ma estrema con Romano, e sbagliata con Coppola, che, al netto delle varie assenze, ha rappresentato un errore soprattutto con la scelta della difesa a 4 contro squadre letali sugli esterni. Ma è solo l’inizio. È evidente che ancora non si sappia nemmeno quale strada imboccare. Ma almeno, nel frattempo, in campo non disunitevi, per favore.