Bastoni sulla Francia: questa partita è il manifesto del nuovo corso di Mancini, c’è vita in azzurro

Certo Donnarumma ha meritato un 8.5 per aver sventato forse anche 5 gol, e potremo anche perdere con la Turchia. Ma la sostanza non cambia. Perché in Turchia poteva anche esserci il sospetto che i nostri meriti fossero accresciuti dai demeriti turchi, e c’era sicuramente la certezza che parte della ottima prestazione fosse dovuta alla reazione di pancia per l’umiliazione contro il Belgio. Ma quanto successo a Parigi non si discute.

Ci era tutto contro: il livello tecnico, il fattore ambientale, la Francia che riabbraccia per la prima volta sul campo il proprio enfant du pays addirittura proprio dai tempi della testata a Materazzi, e andare ad afforntare cotanta Francia proprio in casa loro. E non è solo l’aver pareggiato, ma come ci si è arrivati.

Italia, la reazione alla Francia e la mentalità ritrovata

Nella ripresa ci hanno dato al rientro in campo una rumba di 20 minuti che poteva vederci sotto di 3 gol almeno, e questo dopo che nel primo tempo forsennato gli siamo dovuti correre appresso al loro stramaledetto palleggio veloce. Epperò eravamo andati al riposo con 2 occasioni per parte, con la più grossa proprio nostra, e soprattutto seppur facendo da incudine però essendo bravi a interpretare con reattività i pochi momenti a nostro favore. E stando sul pezzo nella fase difensiva, ovvero quello che ci era mancato finora anche con la Turchia, qualcosa che addirittura non avevamo da due anni a questa parte, da quel Francia-Italia spallettiano post-Europeo.

Ed essere riusciti a rialzarsi dopo la bambola di inizio ripresa, essere stati cattivi e impermeabili alla bolgia, è la notizia più bella, a prescindere che poi fosse arrivato il pareggio o meno.

Bastoni e il coraggio di Mancini: il manifesto del nuovo corso

Ma soprattutto questa partita diventa il manifesto del nuovo corso di Mancini, ancora di più del trionfo in Turchia, perché abbiamo ritrovato quella mentalità che avevamo perso, e perché il Mancio ha avuto un irriducibile coraggio nel cercare di giocarla sempre e comunque, pur essendo in svantaggio nel palleggio e nella cifra tecnica. Che Bastoni sia stato l’uomo della riscossa, già da 7 in pagella prima del gol e poi volato pure lui a una prestazione da 8.5, è forse emblematico della riscossa della Nazionale per il futuro.

Che poi anche così ci sono stati errori, perché i tre uomini scelti nei ballottaggi da Mancini – Kean, Fagioli e Scalvini – sono stati i tre peggiori, e perché probabilmente i cambi sono arrivati in ritardo dopo lo svantaggio.

Ma ci mancherebbe che tutto non sia migliorabile.

La via è tracciata: sofferenza e qualità per il futuro azzurro

Rimane però che la via è tracciata: Mancini ha indicato il percorso e come vuole affrontarlo, e la visione chiara e la maniera per attuarla sono la cosa più importante. Ha avuto tanto ammirabile coraggio per chiederlo in una circostanza talmente difficile. E il fatto che l’Italia finalmente sia tornata ad avere mentalità nella situazione più avversa, rinnova quella tradizione di sofferenza che ci appartiene, ma senza abdicare dalla qualità manciniana. Poter parlare di queste cose dopo sole 3 partite, e che partite, è davvero inaspettato.

 

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