Arbitri nel mirino, parla Fabio Maresca: “Permalosi noi? Ecco perché”

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Arbitri nel mirino, parla Fabio Maresca: “Permalosi noi? Ecco perché”. Intervistato da ‘Il Mattino’, il fischietto internazionale spiega tutto

(Getty Images)

Arbitro di Serie A, internazionale e da un mese anche presidente della Sezione AIA di Napoli. A 40 anni Fabio Maresca ha cominciato una nuova carriera parallela, ma per una volta è anche diventato un difensore. Non in campo, almeno non nel senso stretto del termine calcistico. Piuttosto della categoria, sempre nel mirino di giocatori,. club e critica.

Intervistato dal quotidiano ‘Il Mattino’, Maresca ha spiegato come vedo il rapporto con gli altri tesserati che popolano il mondo del calcio: “Siamo consapevoli che spesso è anche un gioco delle parti, ci dispiace quando vengono messe in dubbio la nostra professionalità e la nostra buona fede. Siamo spietati con noi stessi molto più di quanto non si pensi”.

E a quello che accusano gli arbitri di sentirsi sempre troppo nel mirino, risponde così. “Permalosi noi? Perché fin da piccoli siamo abituati a difenderci. Mettersi sulla difensiva può sembrare un atteggiamento permaloso ma non lo è. Spesso in campo è una lotta impari, se vengono in cinque a protestare, non ci può essere dialogo”.

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Arbitri nel mirino, parla Fabio Maresca: d’accordo con gli arbitri in tv a fine gara

Nei mesi scorsi il nuovo presidente degli arbitri italiani, l’ex internazionale Alfredo Trentalange, ha anticipato i voler cambiare le tradizioni facendo parlare i direttori di gara a fine partita. Maresca è d’accordo riallacciandosi a quanto detto domenica scorsa da Gian Piero Gasperini dopo essere stato espulso da Marinelli: “Qualcuno di noi ci è già stato, se l’Aia lo riterrà opportuno per noi non ci sono difficoltà a spiegare le nostre decisioni ma soprattutto a farci conoscere meglio”.

(Getty Images)

Infine il rapporto d’amore e odio con il VAR: “Penso sia uno strumento chiave e non si torna indietro ma deve intervenire solo quando c’è un chiaro ed evidente errore. La lettura, l’interpretazione della gara e la capacità decisionale devono restare in mano all’arbitro sul terreno di gioco perché è lui che ci mette la faccia nel bene e nel male”.