Nuovo lutto nello sport, è scomparso un campione: ha giocato anche in Italia

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Nuovo lutto nello sport, è scomparso un campione: ha giocato anche in Italia. Soprattutto a Bologna era diventato un idolo assoluto

Un altro pezzo di grande sport italiano che se ne va, anche se tecnicamente lui era statunitense. Ma John Fultz era uno dei nostri, o meglio dei loro. Una leggenda soprattutto a Bologna, nel basket degli anni ’70 che aveva portato nel nostro Paese giocatori e persone favolose.

Lutto nel mondo dei motori
Lutto nel mondo dello sport (Sportitalia.it)

Fultz non stava bene da alcuni mesi. Lo scorso giugno era stato protagonista di un incidente in moto, la sua grande passione, ma sembrava che il trauma cranico accusato in quella occasione non potesse mettere in pericolo la sua vita. Da allora invece le sue condizioni di salute sono rimaste stazionarie fino ad aggravarsi negli ultimi giorni.

E la conferma del decesso è arrivata con un commovente post del figlio Robert che ha giocato a lungo in Italia dal 1999 a oggi con diverse maglie importanti: “Vola alto guerriero di luce. Caro Papi, non posso che essere grato di averti avuto come amico, compagno di giochi ma soprattutto padre. Grazie per tutti gli insegnamenti, i bei momenti passati insieme e le tante sfide. Grazie per avermi scelto e accettato come figlio in questa vita e aver condiviso così tanto con me. La tua dolcezza, il tuo amore e il tuo sorriso saranno sempre parte di me. Mi hai insegnato così tanto. Sei sempre stato e resterai il mio eroe. Ti amo tantissimo. Grazie”.

Nuovo lutto nello sport, è scomparso un campione: a Bologna ha suonato acon Lucio Dalla

All’anagrafe era John Leslie Fultz ma tutti a Bologna hanno cominciato a conoscerlo come ‘Kociss‘ e così’ è stato per sempre. Merito anche del suo sangue misto navajo e di quella fascetta per contenere il sudore in fronte che portava sempre, suo marchio di fabbrica. Era arrivato in Italia nella stagione ’70-’71 come giocatore americano di coppa per Varese, vincendo subito la Coppa Intercontinentale.

Ma il boom vero era arrivato nelle tre stagioni con i bianconeri della Virtus Bologna, dove diventò anche ‘John mitraglia’. Per capirlo bastano i dati: nel 1972 ’72 fu il miglior marcatore della serie A con 655 punti e due anni dopo vinse la Coppa Italia con i bolognesi sotto la guida di Dan Peterson. E le sue sfide dirette contro l’altro americano Gary Schull, che giocava con la maglia della Fortitudo, hanno richiamato nei derby migliaia di persone ogni volta nel Palasport storico di piazza Azzarita.

Un duello che ricordava da vicino quello che aveva già vissuto ai tempi del College quando giocava con la maglia dell’Università del Rhode Island. Sua avversaria nella Conference era l’Università del Massachusetts guidata da Julius Erving (poi campione NBA con i Sixers). E già allora i loro confronti diretti erano uno spettacolo. Era stato anche scelto dai Lakers per la Summer League, ma alla fine non se ne fece nulla e così arrivò in Europa.

John Fultz, un giramondo del basket con l’Italia sempre nel cuore anche come allenatore

Genio e sregolatezza insieme, un hippy vero non solo per moda, alla fine Fultz ruppe con il presidente Porelli a Bologna e decise di cambiare vita ma non mestiere. Giocò per tre anni nella Serie A svizzera con la maglia del Viganello Basket, giocando con una media superiore ai 35 punti a partita, vincendo anche la Coppa nazionale.

Poi però il rientro in Italia, dopo un passaggio a Vienna, con Pordenone. Infine lo Sporting Lisbona e l’Atletico di Lisbona (non a caso suo figlio è nato nella capitale portoghese). Ma la seconda parte della sua carriera è stata come allenatore, ancora con la Virtus Bologna lanciando giocatori come Augusto Gus Binelli.

John Fultz
John Fultz aveva 73 anni (Sportitalia.it)

Negli ultimi anni ha predicato basket tra Serie C e Serie B, fino all’arrivo alla Pallacanestro Firenze allora in serie A1, come vice di Rudy D’Amico e come allenatore degli Juniores. In quell’eperienza allenò anche Kobe Bryant, perché suo padre Joe giocava a Pistoia. Infine Ferrara, Napoli, Torino, ma anche piazze ‘minori’ come Torre Annunziata, Lucera, e San Giorgio a Cremano.