I Milanisti sanno amare, ma con Pioli è finita. Il futuro? Nel segno di Dejan

Che alla data di oggi, 30 novembre, la stagione del Milan sia pressoché finita, è qualcosa di inaccettabile. Aggiungo: occhio a non peggiorare le cose. Occhio che non vada anche peggio. Ecco perché fino a giugno resto saldo sulla nave di Stefano Pioli, anche se ormai è poco più di una zattera: a meno che non decidano di mandarlo a mare proprio i suoi. E il dubbio è sinceramente lecito, nell'atteggiamento di un (ex) leader come Theo Hernandez. In tal senso, Frosinone assolutamente decisivo: anche a costo di giocare una partita in stile Fiorentina, con annesse sofferenze, il risultato è stavolta più importante di qualsiasi altra cosa. 

Ma cosa ha causato questo incredibile fallimento? Né gli errori di Calabria (gravi, gravissimi), né l'emotività di Giroud (incomprensibile), né un mercato sbagliato (rispetto all'anno scorso, non c'è un "pacco" totale del mercato e questo avvalora la tesi per cui la sessione sia stata nel complesso positiva). E no, nemmeno le scelte tecniche di Stefano Pioli, poco gradite al pubblico rossonero in più di una partita: eppure, il principale responsabile, a conti fatti, è proprio il mister. Lo dico con stima, senza voglia di darlo in pasto ai #PioliOut. Anche perchè, come già annunciato qualche riga fa, non posso pensare ad altre soluzioni che non siano lui. 

La responsabilità di Pioli è di tipo oggettivo: per riprendere fondamenti di diritto, da parte sua non c'è stata volontà di dolo. E anzi, a voler ben guardare, la sua unica colpa è stata quella di non prendere immediatamente provvedimenti sul problema che ha ucciso tutto, gli infortuni. Il problema però sta a monte: gli infortuni di questa squadra sono una diretta conseguenza di come il mister ha scelto di farla giocare e, di conseguenza, allenare. Se basi tutto sui nervi, sugli scatti, sulle individualità, sul pressing alto e sugli altri principi che ormai ben conosciamo, hai bisogno di atleti prestanti e di sollecitare i famosi bicipiti femorali. Che puntualmente si rompono. Pioli è quindi il mandante del tanto "socialmente" odiato Osti, nonchè il suo responsabile: è ora di prenderne coscienza. 

Da qui, partono altre riflessioni molto più stringenti per chi ha il Milan nel cuore. E per ragionare sul tuo futuro, non devi mai dimenticare il tuo passato. E allora il ragionamento parte dal DNA Milan, la cosa più pura che scorre nel sangue dei Milanisti. Nell'essenza di chi respira rossonero c'è la bellezza. L'estetica. La ricerca della perfezione. Del piacere aristotelico, vale a dire la ricerca di qualcosa che soddisfi per sua natura. Era quello per cui viveva il Presidente Berlusconi, una figura che, passateci il momento romantico, manca da morire a questo Milan. E' la lucida follia di Erasmo da Rotterdam che portò il Cavaliere ad affidare la panchina ad Arrigo Sacchi, zero panchine in Serie A e un salmone controcorrente nel mondo del calcio italiano anni 90.

E' quello che porta i Milanisti a bagnarsi gli occhi, a sentire i brividi sulla pelle, solo nominando Marco Van Basten. Il Milan è tutto questo. E per chi non ne fosse convinto, consiglio un'oretta al Museo di Casa Milan. E, a prescindere dalla fede calcistica, cambierà idea.

Il Milan è la cosa più seria delle vite dei Milanisti. Ecco perché questo Milan di Pioli, che li ha rimessi con prepotenza sulla cartina del calcio che conta in Italia e in Europa (una cartina da cui comunque nessuno potrà cancellarli mai a prescindere), che li ha fatti sentire fieri e orgogliosi, che ha comunque regalato emozioni indelebili, oggi è già stato cancellato. Perché lo scudetto più bello di sempre è stato tale proprio perchè é arrivato su principi di gioco, di filosofia e di cifra tecnica ed estetica molto lontani dagli standard a cui il Milanista è abituato per sua natura.

A Gerry Cardinale e Giorgio Furlani dunque il compito di intervenire al più presto per dimostrare di conoscere (nel caso del CEO) o di aver imparato (nel caso dell'azionista) la Storia: serve scegliere oggi l'allenatore che dal 1° luglio dovrà governare Milanello. L'uomo a cui, in un arco di tempo variabile, ma non inferiore ai 4 anni, verrà chiesto di provare a trasformare in realtà il grande sogno dell'Ottava che tormenta e delizia le notti di ogni Milanista. 

Serve qualcuno che sposi in pieno questo modo di essere e di vivere. Qualcuno che metta la Bellezza sopra ogni cosa. E che magari quel Milan Berlusconiano, seppur qualche anno dopo rispetto ad Arrigo Sacchi, lo abbia già vissuto.

Lui che da ragazzino era il "Piccolo Genio" o "Dejan", in onore di un'altra icona Milanista che ancora ci accarezza l'anima.  Se questa proprietà vuole fare una scelta da Milan, Roberto De Zerbi è pressoché l'unica all'altezza, per mille motivi, tutti ben evidenti per chi abbia visto anche solo una partita tra Sassuolo, Shakhtar e Brighton. E a quel punto sì, la nostra vita, riassunta in una citazione del grandissimo Enzo Jannacci: "E allora sarà ancora bello… Quando ti innamori… Quando vince il Milan… Quando guardi fuori". Amen.