ESCLUSIVA SI Rossitto: “Fiore, Beltran quello che mancava. Napoli, visto? Non era solo Garcia”

Ultimo atto del 2023: la Serie A torna in campo fra poche ore per la diciottesima giornata, che chiuderà l’anno solare. Fiorentina-Torino e Napoli-Monza le prime partite in programma: i viola cercano una vittoria che significherebbe andare a dormire questa notte da terzi in classifica, mentre gli azzurri provano a rialzare la testa in un momento di  grande crisi.

Ai microfoni di SPORTITALIA è intervenuto Fabio Rossitto, che è passato da entrambi i club, per parlare del momento che stanno vivendo le squadre di Italiano e Mazzarri.

Beltran è l'attaccante che cercava Italiano?

"Sicuramente è un giocatore molto interessante e penso di sì, che potrebbe essere quello che cercava la Fiorentina. L'ex River si vede che ha senso del gol ed anche senso del gioco, in una squadra che gioca molto".

Vede in lui il potenziale per diventare, magari il prossimo anno, uno da 15-20 gol?

"Secondo me può crescere tantissimo ed essere una sorpresa. È un attaccante che c'è sempre, ha senso del gol come dicevo e grande mentalità. Ha fame di gol e questo potrebbe portarlo ad essere un attaccante molto importante. Va tenuto sott'occhio ed in considerazione perché può essere quello che farà fare la svolta a questa squadra".

La viola è da Champions? Cosa le manca, se le manca qualcosa?

"Non manca tantissimo alla Fiorentina. Sicuramente deve riuscire ad avere continuità. Ha un tipo di gioco particolare perciò deve star bene fisicamente. Aggredisce molto, gioca corta, ti viene a prendere alta. Questo la espone, anche se meno di prima, a delle ripartenze. Per il tipo di gioco che sta facendo Italiano, che stimo tantissimo ed ha idee, vedo che riesce a mantenere alta la concentrazione e la condizione fisica, per avere 20-22 giocatori pronti. Per fare 3 competizioni servono i giocatori giusti, ma ha acquisito mentalità e vedo che è più compatta di prima ed è migliorata sotto tanti aspetti dove prima poteva farsi trovare impreparata".

Il Napoli come ne esce, da questa situazione?

"Dopo il campionato scorso tutti si aspettavano di vedere gli azzurri ancora lì, all'apice. Non è facile, ma un po' lo pensavo: dopo un'annata così importante in cui c'è stata la tempesta perfetta, le cose non si possono andare sempre in quella maniera. Qualcosa è cambiato, c'è stato un cambio di tecnico che ha spostato gli equilibri. Con l'addio di Giuntoli qualcosa è venuto meno. La fame dei giocatori arrivati negli scorsi anni non è probabilmente la stessa. È una cosa involontaria e naturale, che ti fa essere magari un po' presuntuoso, ti fa fare quel centimetro in meno. Poi sono andati via giocatori come Kim. Garcia non era l'unico colpevole, è evidente".

Le responsabilità maggiori sono della società?

"A De Laurentiis va dato atto di una cosa: ha fatto un miracolo sportivo costruendo una squadra strepitosa che ha vinto lo scudetto e poteva competere anche per vincere la Champions League. A lui va dato il merito di aver avuto una gestione incredibile, poi a volte si azzeccano le scelte ed altre no. È stato strepitoso nel gestire bene i conti ed al contempo a centrare una impresa che mancava da tanti anni".

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