Jannik Sinner ancora una volta sotto accusa, dopo le polemiche per il Clostebol e la mancata partecipazione alla Coppa Davis.
Jannik Sinner è sempre e comunque al centro dell’attenzione. Il giocatore azzurro, che ha ottenuto nel corso della sua carriera davvero un sacco di risultati eccellenti e veramente straordinari fino a questo momento.

Di contro, non sono mancate le polemiche che in un modo o nell’altro lo hanno effettivamente riguardato. Facciamo in particolar modo riferimento al caso Clostebol e alla conseguente squalifica di tre mesi, senza contare la questione delle tasse pagate a Montecarlo e non in Italia e al rifiuto di disputare la Coppa Davis nel 2025.
Insomma, come possiamo notare piuttosto facilmente le motivazioni che portano a diverse polemiche non mancano di certo. Ma cos’è che questa volta ha scatenato l’indignazione dell’opinione pubblica in merito a Jannik Sinner? Non ci resta che scoprirlo.
Sinner ancora sotto accusa: per quale motivo
Jannik Sinner attaccato ancora, e Angelo Binaghi – numero uno della FITP – lo ha difeso nuovamente. In un’intervista al Corriere della Sera,ha voluto raccontare un aneddoto riguardante proprio Jannik Sinner: “Il tennis è uno sport individuale frenetico che ti sbatte ogni settimana da una parte all’altra del mondo. Questo ti porta a fare rinunce, come le olimpiadi o la Coppa Davis. Nessuno è perfetto, ma prima della rinuncia a Mattarella io ricordo Sinner che stava per finire in ospedale a Melbourne dopo il match con Rune”.

Binaghi continua a esprimersi, precisando che non si tratta soltanto di riposare fisicamente, ma anche psicologicamente. Dedicandosi, magari, a varie distrazioni come incontrare gli amici e stare in famiglia. Con queste parole, Angelo Binaghi non cerca semplicemente di difendere Sinner, ma di fare comprendere che non è esattamente possibile rendere un caso di nazionale importanza ciò che fa o non fa l’attuale numero due al mondo della classifica ATP.
Questo perché è fondamentalmente innaturale vedere le cose in questo modo, tentando di credere e pensare che gli atleti professionisti – specialmente quelli così tanto talentuosi e importanti – siano effettivamente costretti a presenziare sempre e comunque, farsi sempre sentire e vedere, dire e fare ciò che le persone comuni e gli addetti ai lavori preferirebbero facessero e dicessero e così via. In poche parole, il messaggio è molto chiaro; Jannik Sinner non è perfetto, come non lo sono molti altri esseri umani in giro per il mondo, ma di sicuro – lui come chiunque altro – non è obbligato a fare qualcosa. Quantomeno, non perché le persone in generale preferirebbero che lo facesse.






