Se la nottata di Inter-Pisa si era aperta con la polemica balorda sul perché l’Inter avesse anticipato al venerdì, allora si poteva stare sicuri che qualcosa di incredibile sarebbe accaduto.
A proposito: San Siro versione Cenerentola olimpica è la ragione per cui l’Inter sia scesa in campo di venerdì sera, slot della giornata in cui peraltro ancora non aveva mai giocato differentemente dalle altre. Perché il regolamento Cio (così come il regolamento della UEFA quando c’è la finale di Champions League in un impianto) pretende che l’impianto dove si svolga la cerimonia d’apertura venga consegnato 14 giorni prima dell’evento. Ed esattamente alla mezzanotte dopo il fischio finale di Inter-Pisa scattava l’incantesimo olimpico, motivo per cui si era scelta la soluzione più ragionevole per il calendario in Lega Calcio, stante il fatto che l’Inter avrebbe di molto preferito giocare al sabato, visto che così avrebbe potuto mettere quattro giorni di intervallo tra Arsenal e Pisa prima, e tra Pisa e Borussia Dortmund dopo.

La nottata di follia sportiva
E poi c’è stata la nottata, di follia sportiva e nel diluvio, in omaggio ai 70mila che hanno sfidato il gelo per esserci, compresi i 5mila commoventi pisani.
“Eh ma il Pisa è ultimo”
Prima che possiate dire “Eh ma il Pisa è ultimo, cosa c’è di così difficile“, beh si vede che non ne avete viste molte di partite del Pisa: che ha grossi limiti tecnici, ma il povero Gilardino fa al meglio quello che può. E non ha sbagliato una partita che sia una in questo campionato, disposto tatticamente alla battaglia sempre al meglio, non a caso ha pareggiato con il Milan, e ha fatto penare fino all’ultimo la Juventus, il Napoli e la Roma.
Ammirevole fino al dies irae
È che è vero che ha sfruttato due disastri difensivi dell’Inter, ma che in verità è stato ammirevole tatticamente fino alla fine del primo tempo. Fino al dies irae.
I due disastri difensivi
A proposito. I due disastri difensivi. Prima di praticare il biathlon con il tiro al Sommer, guardiamo bene cosa è successo. Paradossalmente lo svizzero è più responsabile sul secondo gol: copre male sul suo palo, facendosi piegare le mani. Anche se è un gol che l’Inter prende perché Zielinski copre male la sua zona di campo sul calcio d’angolo, e si ripropone così come contro l’Arsenal il quesito se davvero sia il caso di continuare a difendere a zona sui calci piazzati, facendosi sistematicamente attaccare dai giocatori che arrivano con la rincorsa. Sul primo goal invece è assurdo il retropassaggio a palombella sulla trequarti di Mkhitaryan, che costringe Sommer all’uscita, e che – come gli chiede allenatore e così come ha specificato lo stesso Chivu nel post partita – prova a giocare il pallone. Nessun compagno si libera per il passaggio, lui certo non è perfetto, ma alla fine rimane esposto in un’azione dove invece il disastro difensivo è collettivo.
I cinque minuti
Ma è lì che all’Inter vengono i cinque minuti.
E, entrata nel clima olimpico, mentre stava per rotolare a valanga in discesa libera, finisce per compiere un salto olimpico oltre la torre dello zero a due che aveva eretto il Pisa.
Dal 38º al 43º: Álvaro Recoba
I cinque minuti dal 38º al 43º in cui l’Inter ne mette tre in Álvarorecobiana memoria sono la cosa più importante di tutta la serata. Persino più del 6-2 finale, persino più delle 20 occasioni a 4 con cui i nerazzurri di Milano travolgono quelli di Pisa. Perché se l’Inter fosse andata all’intervallo sotto di due gol a quel punto avrebbe rischiato di rimanere sotto i propri timori, errori, paure di disfatta oltre a quella di vincere dei finali di big match.
Volontà di Potenza
Si chiama volontà di Potenza, si chiama determinazione ferocia per ribaltare gli eventi: quella che non sempre l’Inter ha avuto.
La staffetta sul podio
Se il campionato è una gara di sci di fondo, sul podio di questa staffetta di squadra ci vanno il re Lautaro, il principe Pio, e il conte Dimarco.
Il re Lautaro
La ferocia alla Batistuta, il timing alla Paolo Rossi e l’atletismo alla Altobelli si combinano sotto la leadership di Lautaro, a un livello di dominio tecnico-tattico-psicologico, al punto da segnalarsi anche come leader dell’Argenti ai Mondiali. Per carità, non diciamo la baggianata dell’essere grande solo con le piccole: ma l’avete vista la partita con Nasser? Ma il calcio l’ho guardate o ragionate soltanto per etichette e sentito dire? Lautaro contro l’Arsenal è stato ammirevole, vincendo i contrasti in una partita dove la sua squadra li perdeva tutti, e mettendo per ben tre volte in porta i suoi compagni.
Il principe Pio
E poi il principe Pio: non è un caso che la Curva Nord abbia sfoderato per lui il coro Piogol sulle note di quello che veniva dedicato a Bobo Vieri, perché i movimenti e l’arroganza sportiva sono sembrati proprio come quelli di Bobogol.
Il conte Dimarco
E infine, il conte Dimarco: in questo momento l’esterno sinistro più in forma al mondo, in generale tra i cinque migliori interpreti del ruolo nell’anno di grazia 2026. Nel post partita ha rilasciato dichiarazioni amare e profonde su come la scorsa estate abbia dovuto fare un lavoro psicologico su sé stesso, isolandosi dal mondo per un mese. Il sottoscritto, che lo aveva visto fuori dalle telecamere in America durante i Mondiali per Club, aveva assistito ad alcuni segnali di un processo psicologico che sarebbe potuto essere anche autodistruttivo. E invece Federico Dimarco è tornato ad occupare quel posto di predominanza strategica che gli spetta, solo grazie all’olio di gomito del proprio lavoro cerebrale, meritandosi tutto quello che otterrà. Dà l’assist, mette in condizione di fare assist, centra la porta e propizia rigori o segna grandi gol. Forse è pericoloso dipendere troppo da un giocatore, è vero. Ma come Dimarco e gli altri siano usciti dal pozzo è lo specchio più fedele della posizione di classifica dell’Inter, e del lavoro all’ombra di Cristian Chivu.






