Lo snowboarder azzurro scalda i motori in vista della Paralimpiade che si appresta a iniziare
Mente fredda, cuore caldo. Caldissimo. Da vero toscano. Jacopo Luchini, classe 90 di Montemurlo (PO), ha il sorriso composto e l’occhio vivo. Quando parla si accende, è improvvisamente sulla tavola. Fidata compagna di vita e di viaggio. Specialità Snowboard Cross, con un passato tra nuoto, arti marziali, calcio. Tutto nel bagaglio. Quello dei sogni che aprirà nella Paralimpiade, con la voglia matta di coronare un percorso importante che parte da lontano.

Luchini, che atmosfera percepisce a Milano?
”Sensazioni bellissime, è un piacere essere qui. Entro già in clima olimpico. Poi qui, a Casa Samsung nello specifico si respira davvero una bellissima aria. Inoltre ci aiuta a ricordare quanto la tecnologia è importante e ci aiuta a lavorare sui dettagli. Ogni supporto tecnologico, come quelli di Samsung – tra orologi e GPS – ti aiutano a monitorare tutto quanta l’attività. Con i tablet facciamo comparazioni video, lavoriamo sui dettagli. Nel bordercross si gioca sui sorpassi, sulle traiettorie e la tecnologia ti aiuta a limare il dettaglio. Non se ne può fare a meno”.

Quale medaglia l’ha emozionata di più in queste Olimpiadi?
”Ho visto tutte le gare”, ammette divertito Luchini, “Come atleti paralimpici veniamo dopo, quindi ci godiamo tutto quanto. I colleghi sono stati fantastici, penso soprattutto a Michela Moioli che è un esempio. Non posso non nominare Federica Brignone. Dopo tutto quello che ha passato, dopo tutto il dolore patito. Queste due medaglie d’oro hanno il sapore della rivincita e dell’impresa”
E poi c’è Flora Tabanelli, che lei conosce benissimo…
”Pensate che lei l’ho vista crescere! Una figlia dell’Appennino come me, faceva Snowboard Cross all’inizio. Poi si è buttata sullo sci freestyle e ha avuto ragione. Ha un piedino sulla neve favoloso. Ha fatto un capolavoro, davvero: un bronzo con un crociato rotto, in una gara di big air con quelle condizioni. Tanto di cappello. Devo dire però che tutti quanti ci hanno emozionato, è molto difficile scegliere”.

Medaglie e imprese: voi atleti paralimpici percepite un po’ di pressione?
”Premessa: prima di tutto siamo felici di aver assistito a queste impresa storica e a tante medaglie. Ovvio poi che la pressione la sentiamo. I nostri colleghi hanno fatto bene e tutti si aspettano molto anche da noi. Vogliono vederci competere al top e portare a casa delle medaglie. Una pressione però positiva – precisa Luchini – che fa bene e che ci vuole. Quella del grande evento, quella che ti porta a dare il 200%”.
Quanta carica vi darà la vicinanza di familiari e amici?
“Sarà il massimo avere tutte queste persone care vicino. Non è facile seguirci. Siamo sempre in viaggio, in posti lontanissimi, spesso difficili da raggiungere anche a livello logistico. Avere tutto il supporto in casa, tutto il calore, tutti gli amici e i parenti sarà bellissimo e unico. Me lo voglio godere a pieno a prescindere dal risultato finale. Essere in pista e far vedere il mio sport dal vivo a queste persone che mi hanno supportato e seguito virtualmente sempre è impagabile. Non potevo chiedere di più da questa Olimpiade”.