Il rinnovo di McKennie è un gran colpo per la Juventus e c’è una spiegazione logica.
Perdere un centrocampista che può anche agire da centravanti sarebbe stato un delitto, anzi l’ennesimo delitto. McKennie ha fatto tutti i ruoli, gli manca solo di agire da portiere o da… magazziniere e poi potrebbe anche dire di essere pronto per qualsiasi tipo di esperienza.

McKennie rinato con Spalletti
Il rendimento con Spalletti è salito ulteriormente, gol e assist che sono fedeli compagni di viaggio, meglio di così Wes non potrebbe fare. Le parole di pochi giorni fa sull’attuale allenatore hanno fatto da apripista per risolvere la pratica e avvicinarsi al nero su bianco, mai McKennie aveva rilasciato dichiarazioni così dolci e convinte, di osanna verso un allenatore che sa lavorare sul campo e non cerca alibi fuori.
Attesa per l’ufficialità del rinnovo
Quindi, è stato davvero il passaggio fondamentale prima di impugnare una bella penna e firmare il contratto che gli consentirà di diventare bianconero fino al 2030. Certo, i contratti sono fatti per essere stracciati e il discorso vale per tutti, ma nel caso specifico è davvero una bella promessa di matrimonio senza che ci siano grossi pericoli di una lite da “settimo anno”, il feeling è blindato.
Due cose fondamentali
Quindici giorni fa, quando avevo parlato della priorità che McKennie avrebbe voluto dare alla Juve, c’è stato chi ha sottolineato un sondaggio approfondito dell’Inter per conoscere le condizioni. Pura fantasia, più o meno la stessa utilizzata nelle ore di Raspadori all’Atalanta quando la stessa fonte (?) continuava a darlo alla Roma… Chiunque può essersi informato su McKennie ma un sondaggio (insomma…) non può essere venduto come una trattativa concreta.
La seconda cosa è che il rinnovo arriva con circa un anno di ritardo perché nella tarda primavera del 2025 erano stati raggiunti quasi tutti gli accordi, ma non si andò fino in fondo per un problema legato alle commissioni e a richieste ritenute evidentemente alte. Ma non si rompe un fidanzamento ufficiale per bazzecole, era solo questione di tempo, il matrimonio può essere celebrato. E mi sento di aggiungere una cosa: andando avanti con McKennie come minimo hai la certezza di non aver scaraventato i soldi dalla finestra. Con l’aria che tira, e considerate le recenti mosse della premiata ditta Comolli-Chiellini, non si tratta certo di un passaggio banale. Sarebbe bello per la Juventus festeggiarlo con un bel brindisi che comprenda la gran rimonta Champions contro il Galatasaray, ma questo è un altro paio di maniche e include una pratica non certo semplicissima.
Torino, il granata sbiadito da Cairo
Una veloce considerazione sul calcio che è cambiato in peggio. E su un colore – lo stesso colore – messo sotto i piedi, più scolorito che mai. Il granata non va di moda, sia a Torino che a Salerno, eppure dovrebbe andare nel rispetto di una fede e di una passione. Urbano Cairo ha sbagliato qualsiasi scelta e strategia, domenica alle 18 si incroceranno due squadre (Torino e Lazio) abbandonate dalle rispettive tifoserie, già questo dovrebbe far accendere la lampadina in modo fisso e definitivo.
Il granata di Salerno
A Salerno l’era Iervolino è finita da un pezzo con l’aggravante che ha messo la pratica Serie C in mano a Daniele Faggiano, l’ex direttore sportivo rampante che adesso è diventato uno dei peggiori. Ormai lo chiamano solo in Serie C, da quando è andato via il Catania sta meglio. Adesso i problemi sono della Salernitana tra zero ammissioni di colpe, liti in sala stampa, compresa la supponenza nelle risposte di chi dovrebbe dire “scusate, ho fatto un disastro” e invece se ne guarda bene. Il discorso non cambierebbe in caso di svolta, sarebbero solo eventi figli di una totale improvvisazione.