Como e Roma si sfidano nel tardo pomeriggio di oggi allo stadio Sinigaglia: obiettivo chiaro. Vincere per restare nel vagone Champions League.
C’è tanta densità in zona Europa. Ci sono tre squadre in lotta per l’ultimo piazzamento Champions. La Juventus ha vinto a Udine riconquistando in via temporanea il quarto posto; ecco che il confronto di quest’oggi tra il Como e la Roma assume un valore ancora più significativo in chiave classifica. Si affrontano oggi due tra le proprietà più ricche d’Italia.

Le due proprietà
Da una parte troviamo i fratelli Robert e Michael Hartono, dall’altra Dan Friedkin: complessivamente 38,5 miliardi di dollari contro 11,4. Numeri che, ovviamente, non spiegano assolutamente nulla ai fini di un confronto tutto da giocare tra due formazioni brillanti che non rinunciano mai alla proposta offensiva.
Ambizioni molto simili a confronto: crescita, sviluppo e voglia di crescere senza fare il passo più lungo della gamba. Fabregas trattenuto la scorsa estate nonostante le numerose richieste per il tecnico spagnolo. Gasperini scelto come condottiero per ritornare in alto. Due filosofie differenti nella costruzione globale, ma basate entrambe sulla proiezione offensiva.
Le filosofie a confronto
Da un lato troviamo Fabregas, che predilige costruzione dal basso, possesso e densità tra le linee; Gasperini resta fedele al suo marchio di fabbrica: pressing feroce e marcature a uomo a tutto campo. Qualche frecciata tra i due c’è stata e la gara dell’andata terminò con qualche scintilla che potrebbe riproporsi. Gasperini, sul lato romanista, si basa sull’uomo contro uomo difensivo a tutto campo. Ma non solo: l’attacco alla profondità, la costante ricerca della verticalità e la smania di tenere altissimo il ritmo per mettere in difficoltà gli avversari.
La ricetta di Fabregas
Cesc Fabregas, tecnico del Como, nella conferenza stampa pre-partita, ha voluto ridefinire i contorni dell’approccio alla sfida, mantenendo tutti sul pezzo: “C’è sempre una prima volta per tutto. Se ci penso? No, giuro. Questa è stata la mia vita. Esserci stato in questa situazione da giocatore. Da allenatore diverso? No, conta la mentalità, la continuità, il messaggio. Quando tu credi e sei positivo, lavori forte, possono succedere le cose. Però andiamo piano piano”.
Ancora Fabregas: “Siamo solo all’inizio, non cambia niente. Se si entra, non si entra, continuiamo a costruire. Sempre migliorando e non vuol dire vincendo. Alcune volte è successo, ma non ero soddisfattissimo. Ho visto una crescita importante a Palermo, ero convinto che andassimo in Serie A. Che la squadra sarebbe salita su. Lo sentivo, per il lavoro applicato, i giocatori erano convinti. E ora vedo una squadra che cresce, che vince partite che prima non sapeva vincere. Questo te lo dà l’esperienza, martellare in continuazione. Quello che non ha l’allenatore è il tempo. Serve aprire la mente, un po’ più di tempo per consolidare l’idea. Alla prossima partita vieni giudicato. Il calcio per l’allenatore è molto crudele e si deve sempre analizzare nel modo giusto”.