Vorrei candidarmi per una poltrona alle Maldive: sei mesi gratis, solo per gustarmi il panorama e apprezzarlo nei minimi dettagli. Ma a me non piacciono le autocandidature e non ho grande considerazione – chiedo scusa – nei riguardi di chi lo fa.
Antonio Conte ha avuto un ruolo molto importante nel Napoli degli ultimi due anni, ha vinto un paio di trofei (compreso uno Scudetto prestigiosissimo) e sta tutelando il salvadanaio di De Laurentiis garantendo la partecipazione alla prossima Champions. Non proprio un passaggio banale, con l’aria che tira e con qualche top club italiano che rischia di versare lacrime amare per l’intera estate. Ma proprio per questo motivo, fossi stato in Conte non avrei utilizzato una parte della conferenza stampa per mettere la sua candidatura a disposizione di un presidente federale (o di un commissario) che neanche conosciamo. Il Napoli aveva vinto una partita pesante, sarebbe stato più giusto parlare di quella perché il resto non conta. La risposta di Aurelio De Laurentiis, direttamente dagli States, non si è fatta attendere. Della serie: se me lo chiedesse, gli darei il via libera, ma ho i miei dubbi.

Una convivenza forzata tra esigenze e risultati
Posso dire una cosa senza che qualcuno si offenda sopratutto tra i diretti interessati? ADL e Antonio si stanno sopportando da almeno 5-6 mesi, lo stanno mascherando molto bene e neanche c’è da gridare allo scandalo: funziona così tra Conte e qualsiasi suo club dal secondo anno in poi e già va bene se quella stagione viene completata. Dal terzo anno in poi i rapporti tra Antonio e il club tal dei tali sarebbero un autentico miracolo, roba da record. Ma perché c’è questa sopportazione ben mascherata? Nel caso di ADL perché, per soddisfare qualsiasi richiesta del suo esigentissimo allenatore, ritiene di aver speso una tombola. E che per andare in Champions, senza lottare fino in fondo per lo Scudetto, uscendo senza pudore dalla prima fase della manifestazione per club più importante (trentesimo posto…), sarebbe bastato non scialacquare. E l’alibi degli infortuni tiene poco. Soprattutto se pensi che qualcuno tra quegli acquisti (Lucca e Noa Lang) è stato svalutato dopo pochi mesi, addirittura con una cessione in prestito con diritto di riscatto per non trascorrere l’intera stagione in panchina. De Laurentiis non ne può più e vorrebbe tornare a una normalità gestionale, pur riconoscendo a Conte grandissimi meriti nella stagione dello Scudetto. Antonio, invece, pensa soltanto alle sue necessità, il resto conta poco. E magari immagina, ovviamente senza dichiararlo, che dovrebbe esserci maggiore riconoscenza e gratitudine per i risultati ottenuti. Tutto vero, a parte la gravissima eliminazione dalla Champions.
Quale soluzione per il futuro?
Quindi, come si fa? In questi casi si aspetta una soluzione che possa far star bene entrambi. E se proprio il destino beffardo non aiutasse a trovarlo, ci sarebbe un terzo anno di contratto da onorare, ma faccio fatica a pensare che convenga a uno solo dei due “contendenti mascherati”. Quindi, non resta che aspettare il flusso per arrivare alla soluzione. Quanto ai suoi discorsi sulla Juventus e all’interpretazione dei mass-media nella scorsa estate, Conte sa benissimo com’è andata: basterebbe leggersi dentro.