Questione di ambizioni. Riavvolgendo il nastro della stagione del Milan, l’ossessiva esposizione mediatica dell’obiettivo quarto posto non era solo un esercizio di scaramanzia, ma un dogma rispettato da tutti.
L’asticella così bassa ha permesso a tutti di centrare gli obiettivi senza sentirsi in discussione, senza fare autocritica, senza dover faticare più di tanto: dirigenza, allenatore e giocatori. Nessuno, con gradi di responsabilità chiaramente diversi, ha mai pensato che gettare il cuore oltre l’ostacolo fosse un qualcosa di fattibile, nonché di giusto e quasi di obbligatorio per i colori che si portano addosso. E allora, quando arriverà la decina di punti che manca, sarà il momento di riavvolgere il nastro e guardare avanti: alle spalle, una stagione certamente sufficiente, ma nulla di più. E questo ai Milanisti non può e non deve bastare.

Il ruolo della proprietà e della dirigenza
I primi a doverlo capire stanno nel meraviglioso palazzo di Madison Ave che ho avuto modo di visitare nel mio recente viaggio a New York: Gerry Cardinale deve comprendere che non c’è business senza vittorie, non c’è brand senza trionfi, non c’è Milan senza rispetto della sua storia. Da lì è solo da lì deve partire l’input per Furlani e compagnia e solo quando il proprietario dell’AC Milan parlerà di vincere e agirà concretamente a riguardo si potrà pensare di distribuire le altre responsabilità a cascata. Personalmente, penso che i Milanisti meritino di più: sentir parlare di “ritorno in Champions” è uno schiaffo continuo che non meritano più, giustificabile una tantum, per sopperire a una stagione fuori dal seminato come la scorsa. Le colpe di Furlani – le solite – ci sono, quelle di Allegri – le solite, bis – pure: ma a entrambi è bastato sbagliare per centrare in ciabatte o quasi quel poco che gli è stato richiesto.
Ritrovare l’ambizione
Tra un mese e mezzo, quando sarà tempo di bilanci di fine stagione e di programmazione della prossima, la musica dovrà cambiare nelle parole e ancor di più nei fatti. Al Milan serve un centravanti, un difensore centrale, un esterno? Vero, verissimo. Al Milan serve che l’allenatore metta mano in maniera profonda al gioco offensivo? Vero, verissimo. Bisognerà parlarne, discuterne, cercare: abbiamo tutto il tempo di farlo. Ma prima di tutto e più di tutto, al Milan serve urgentemente e inderogabilmente ritrovare l’ambizione. E che mai più presidente, amministratore delegato e allenatore parlino – e agiscano di conseguenza – di quarto posto.